SE NON TI MANDANO, MANDACELI


Editoriale dell'11 ottobre 2020

La catena di grandi magazzini Upim ha messo in vendita i grembiuli per il nuovo anno scolastico: bianchi, adornati da una figura stampata su un lato, per distinguere quelli per i maschi da quelli per le femmine- Maschi e femmine che portano sul petto, rispettivamente una squadretta e un righello per i primi e un rossetto e delle labbra carnose dischiuse per le seconde. L’allenatore di calcio Walter Zenga twitta in merito alla separazione dalla moglie: “Non la riconosco. La libertà che le ho sempre dato si è rivoltata contro di noi”. Un concorrente del reality show (trasmesso in prima serata) Temptation Island parla della fidanzata, affermando con una certa fierezza: “Le ho tolto i social. Non la faccio andare in palestra, non la faccio uscire con le amiche, non la faccio andare a ballare […] ho il controllo sulla sua mente […] Io magari la faccio pure uscire, però per il fatto che mi sia stato sottratto del tempo io gliela distruggo la serata”. Pensare che queste notizie, scelte tra le tante che si incontrano quotidianamente, non siano in relazione tra loro significa avere un problema, intanto di linguaggio. Accettare che le minorenni coinvolte in abusi e in giri di prostituzione non siano ragazzine ma “baby squillo”, non saltare sulla sedia quando si legge di un “gigante buono” che ha ucciso una donna perché “la amava troppo”, ma poi si è talmente pentito che è “scoppiato in lacrime”. O quando una corte d’appello riduce la pena a un uomo accusato di aver violentato la convivente in quanto “esasperato dalla condotta disinvolta della vittima”. Non indignarsi quando in riferimento alla vicenda delle ONG e di Carola Rakete si indugia (giornalisticamente) sul fatto che non indossasse il reggiseno alla sua prima comparsa in procura, accettare che la scrittrice Michela Murgia venga contestata non nel merito delle sue idee e di quello che scrive ma attraverso il body shaming e che Le Monde prima e il Corriere poi definiscano i premi Nobel per la chimica 2020 “le Thelma e Louise del DNA”. Decidere di fare buon viso a cattivo gioco quando un contatto Facebook spara indovinelli sulle similitudini tra donne in “tensione premestruale” e belve inferocite e imbellettate o quando quell’altro posta frasi al vetriolo sulle donne che vorrebbe proprio vedere struccate per capire se hanno ragioni valide per ritenersi tanto fighe. Significa non rischiare di andare a sbattere ogni volta che nel traffico si vede il cartellone pubblicitario della scuola privata che ritrae un professore in cattedra circondato da belle ragazze giovani (presumibilmente anch’esse docenti) disposte in posa da soubrette. Significa non capire, per farla breve, quanto siamo nei guai. E tirarci dentro anche la generazione che ha speranza di salvarsi, convincendo i bambini e bambine che il futuro che li aspetta è già scritto sul grembiule che indossano a 6 anni.
Eva Garau (Precaria di Aristan)

“Non la riconosco. La libertà che le ho sempre dato si è rivoltata contro di noi”
Da SE NON TI MANDANO, MANDACELI – Editoriale di Eva Garau (Precaria di Aristan)

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