SEGNALI DI FUMO


Editoriale del 13 novembre 2020

“Non lo sapevi? Ma se te l’ho mandato su WhatsApp!”. L’amico si è stupito, possibile? Certo, io non consulto il telefonino e quando mi invia i segnali acustici non ci faccio caso. Sono di un’altra generazione, non fotografo i piatti che mangio, in pittura non mi piacciono le nature morte, figuriamoci un pezzo di cavallo, a meno che non sia una bella sella. Non sono predisposto o debole al cambiamento e se qualcuno mi vuole leggere una barzelletta al telefonino, dico che la conosco già. Le foto di donne nude mi fanno desiderare una donna che sembra qualsiasi e potrebbe rivelarsi qualunque altra, nell’incontro con la mia fantasia. Non lo dico in presunzione, ma ripenso a come ero, eravamo, e siamo cresciuti senza la facile mediazione del telefonino. Se vado al ristorante lo lascio in macchina.
Noi abbiamo accumulato persone, conoscenze, ci siamo scelti amici e scoperto anime gemelle, palpitato per donne in carne e ossa, anche se hanno imperfezioni o nascondono fregature. Mi sono formato a Cagliari, nutrito dell’umorismo che la lingua gli dà, uguale a quei tanti che hanno frequentato la mia stessa scuola, presunzione e umiltà comprese, uguale ai viadantini, oreri (perditempo) a intermittenza, capace di slanci da una parte e dall’altra, il cinismo era una maschera, l’indifferenza una protezione comunque colpevole.
Ho frequentato nel contempo vari master, ai biliardi di via Carrara, nei campi di calcio, negli spogliatoi, in piazza Galilei, i miei non mi hanno mai detto di non frequentare Tizio e Caio, se bisticciavo mi chiedevano solo il risultato, nella mia storia rintraccio momenti che adesso dico felici e fortunati, fatti di scoperte che erano nostre, in un apporto vivo, a cui il tempo avrebbe dato valore assoluto.
Ricordo la volta che il mio amico Gianni Marras arrivò con un long-playing sottobraccio “Vi voglio fare sentire questo disco” e noi ci predisponemmo. Era di un’artista che non conoscevamo e che lui aveva scoperto contento di condividerla con noi. Era Maria Carta, grazie Gianni di quella serata. Come quando ci comunicasti che avevi deciso di leggerti Proust e ci trascinasti nel baratro. Tonio, che avrebbe scritto libri sulla musica contemporanea disquisiva in pieno accordo con noi su Celentano. Alberto ci mostrava i suoi quadri dove ogni cosa voleva dire qualcos’altro. E le iniziative non erano isolate, non ci comunicavamo un nuovo modello di cellulare
Mauro e Antoncarlo ci proposero una lettura purtroppo fatta da loro di un autore teatrale che non conoscevamo. Ne celebrarono le esequie, uno chiese “Ma è morto” e io risposi come rispondeva mia madre “E interradu puru” (anche sotterrato). Si trattava di ”Aspettando Godot” e da quel giorno prendemmo a dire “Movirindi (muoviti) godot” e una volta uno preciso ci corresse “Si dice godetti”. Oggi si controllerebbe sul cellulare.

Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

“Noi abbiamo accumulato persone, conoscenze, ci siamo scelti amici e scoperto anime gemelle, palpitato per donne in carne e ossa, anche se hanno imperfezioni o nascondono fregature.”
Da SEGNALI DI FUMO – Editoriale di Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

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