SEMIOTICA E CAVOLFIORE


Editoriale del 26 maggio 2019

Le destre unite sotto Casa Pound hanno scelto una tartaruga, il Partito Pirata una bandiera nera fluttuante, gli Internettiani la W di Web sormontata da una chiocciola (@), il Movimento La Catena due asce speculari, i Poeti d’Azione penna e spada incrociate ed equivalenti. Mirella Cece, presidente del Partito del Sacro Romano Impero Cattolico rifiuta di spiegare il programma: troppo articolato, basta il simbolo depositato lo scorso aprile. Bisogna tornare alla semiotica di Eco, al viaggio con solo bagaglio a mano di Zagrebelsky sui “Simboli al potere” per costruire la mappa delle icone sulle quali mettere una croce oggi, per decidere il futuro dell’Europa. Per farsene una ragione occorre tornare ai fondamentali, alla distinzione tra segno e simbolo. A cambiare il livello di aderenza alla realtà, con il segno che le corrisponde e il simbolo che la distorce come un cristallo e, rimandandone l’immagine sfocata, fa intuire che ciò che intravediamo dalla caverna non è tutto. Da qui il potere e il tranello del simbolo, sunto di ciò che è stato e promessa di quanto a venire, sigillati dalla ceralacca del mondo come dovrebbe essere. Neanche la semiotica prescinde dalla storia, dalla sociologia, dall’economia. In India nell’anno 2019 (e fin dal 1951) la commissione elettorale pubblica la lista dei simboli ammessi per scopi elettorali: tutti oggetti di uso quotidiano (forbici, divano, tagliaunghie, pettine, cavolfiore, lavandino, bollitore) disegnati a mano con tratto infantile. Vietati gli animali e le immagini religiose, così come i rimandi a un nazionalismo inconscio che azzererebbe i giochi. Niente Taj Mahal e polemiche per il fiore di lotto del primo ministro Narendra Modi. Salutati gli inglesi, così l’India ha fatto i conti con l’analfabetismo della popolazione: icona per programma, (di)segno per aspirazione al cambiamento. La storia dei simboli elettorali è la storia socioeconomica del paese, con i trattori che sostituiscono i carretti; torcia, pali elettrici e ferro da stiro a testimoniare l’industrializzazione. Che il ritorno a spade e regine dei partiti italiani sia prova di un analfabetismo nuovo? Una tappa del percorso a ritroso verso icone distanti che raccontano la storia all’inverso o un flashback incidentale e anacronistico? Davvero l’ombra che soltanto intravvediamo è la sagoma di un passato svuotato di senso dal tempo? Allora aspettiamoci l’automobile, l’aeroplano, la rivoltella. Se ci va bene la moka.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Le destre unite sotto Casa Pound hanno scelto una tartaruga, il Partito Pirata una bandiera nera fluttuante, gli Internettiani la W di Web sormontata da una chiocciola (@), il Movimento La Catena due asce speculari, i Poeti d’Azione penna e spada incrociate ed equivalenti (da SEMIOTICA E CAVOLFIORE – Editoriale di Eva Garau)

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