SIAMO FUORI DI TESTA MA DIVERSI DA LORO


Editoriale del 9 marzo 2021

1. MUSICA LEGGERISSIMA Colapesce e Dimartino
2. VOCE Madame
3. ZITTI E BUONI Maneskin
4. BIANCA LUCE NERA Extraliscio
5. COMBAT POP Lo Stato Sociale
6. MAI DIRE MAI (LA LOCURA) Willie Peyote
7. LA GENESI DEL TUO COLORE Irama
8. SANTA MARINELLA Fulminacci
9. IL FARMACISTA Max Gazzè
10.FIAMME NEGLI OCCHI Coma-Cose

Ecco la nostra classifica dei migliori dieci sanremesi. Un Festival così così, ma eroico se si considera la situazione. Anche stavolta, Sanremo è stato lo specchio della società italiana e dei suoi governi Conte-Draghi, per l’appunto così così ma eroici se si considera la situazione. Anche Sanremo, come il governo, se si potesse tornare indietro potrebbe organizzarsi meglio e pensare qualcosa di più, ma quello che ha fatto è già un mezzo miracolo: senza pubblico, con le risate registrate, un cantante in gara, il bravo Irama, assente per Covid e presente solo attraverso il video registrato durante le prove, il rifiuto ricevuto da tutti i superospiti invitati, da Celentano a Benigni, da Jovanotti a Lady Gaga. Su 26 partecipanti, circa la metà era di livello insufficiente, con abissi imbarazzanti come Gio Evan e Random. L’ottima Arisa si è fatta onore, ma le voci rispettabili di Renga e di Francesca Michielin erano sprecate per le modestissime canzoni che hanno presentato. Tra le medaglie di questa edizione ci sono la rivelazione di un talento come Madame, la bravura stellare di quei musicisti trascinanti che sono gli Extraliscio e la deliziosa musica leggerissima di Colapesce e Dimartino, cocktail capace di miscelare, in dosi perfette, Donald Fagen e Lucio Battisti. All’ascolto televisivo in ribasso ha corrisposto però il boom sui social, segno che stavolta Sanremo è stato seguito soprattutto dai giovani e la sola Orietta Berti, peraltro inappuntabile e nel suo genere bravissima, non è bastata a far digerire al pubblico attempato di Rai1 la scorpacciata di rap, rock e trap di cantanti a loro ignoti. Lo conferma la vittoria, assolutamente inimmaginabile, degli scatenati Maneskin, mentre i brani più caramellosi sono finiti a ristagnare in fondo alla classifica. Sulle onde agitate del sound ultrarock di “Zitti e buoni” galleggiava il ritornello “sono fuori di testa ma diverso da loro”: “sono fuori di testa” è perfetto per spremere il succo dell’effetto pandemia, “ma diverso da loro” sigla la svolta impressa quest’anno a un Sanremo che si apre al nuovo e si lascia dietro la zavorra dei vecchi scarponi che lo hanno aduggiato per anni. Come dimostra anche la partecipazione di Achille Lauro, musicalmente trascurabile ma le cui performance kitsch ne fanno un Bill Viola de ‘noantri. Non abbiamo il suo poster in camerina e sarà pure un epigono di Alice Cooper, di Marilyn Manson e del primo Renato Zero, ma è innegabile che rappresenti una novità rispetto a Flavia Fortunato e Michele Zarrillo.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

“«Sono fuori di testa» è perfetto per spremere il succo dell’effetto pandemia, «ma diverso da loro» sigla la svolta impressa quest’anno a un Sanremo che si apre al nuovo e si lascia dietro la zavorra dei vecchi scarponi che lo hanno aduggiato per anni.”
Da SIAMO FUORI DI TESTA MA DIVERSI DA LORO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

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