SIAMO COME IN GUERRA


Editoriale del 3 aprile 2020

Mio padre, a 95 anni, giorni prima di morire, a chi gli chiedeva come stesse, rispondeva “Non mi posso lamentare”. “Sono contento: i miei figli non hanno conosciuto la guerra”. Quella che sapevamo per racconti, letture, video, aneddoti, appartenevano al passato e pensavamo che non avremmo ripetuto una esperienza simile. Come se fossimo stati resi immuni.

La storia fatta a scuola era una storia scandita da guerre. Per distinguerle le assegnavano nomi fantasiosi: delle due rose, dei cent’anni.

Io ho vissuto senza sperimentare guerre, con la sicurezza che dopo l’atomica eravamo immuni dal pericolo. Lo leggevamo sui giornali, apparteneva a popoli lontani da noi, in quelle che chiamavano zone calde.

Uno dei paesi più bellicosi del mondo non sperimentava la guerra in casa propria all’incirca dalla guerra di secessione.

Mio padre aveva “fatto” la guerra d’Africa, aveva 30 anni. Un noto monologo diceva “a me m’ha rovinato la guera”. Che sappiamo quanto è durata, quanti morti ha procurato, quale ricostruzione ha avuto.

Ci pensavo in questi giorni di quarantena forzata, in questo respiro trattenuto, che non ha una scadenza facilmente prevedibile. La guerra l’abbiamo letta per statistiche, come evento già successo.

Adesso invece siamo ben dentro il vortice, in un conteggio giornaliero, come uno stillicidio e dobbiamo ancora stabilire i confini della preoccupazione.

Quando dicevamo “Ho fame”, nostro padre ci correggeva sempre “Avrai appetito, non fame”. Sì, va bene, però continuiamo a dirlo.

Il mio pensiero va a loro, i nostri genitori, vorrei risentire le loro storie, i loro ricordi, e riprovare le loro speranze, i loro sogni e ripetere la loro forza. Che è stata il nostro ottimismo. 

Per trasmettere la voglia di una vita nuova, da ricostruire, come loro hanno fatto.

Forse mi do troppa importanza, ma mi dà forza pensarlo. Tranquillo babbo.

 

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

 

Quando dicevamo “Ho fame”, nostro padre ci correggeva sempre “Avrai appetito, non fame” (da SIAMO COME IN GUERRA – Editoriale di Nino Nonnis)

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