SIAMO IRLANDESI ANCHE NOI


Editoriale del 27 maggio 2018

Storico exit poll al referendum irlandese sull’aborto, spiegano i giornali, che danno il SI al 68%. Campagne europee di sostegno alle donne, manifesti a Roma che inneggiano all’emancipazione, inviti venati di paternalistica superiorità morale a rispolverare illuminismo e scienza, per accompagnare da Parigi e Madrid le donne di Dublino centro e quelle della contea di Donegal. Nel 1968 nel Regno Unito si depenalizzava l’omosessualità, a patto che le persone coinvolte fossero consenzienti, diceva il testo di legge. E nessuno che facesse notare come in caso contrario si sarebbe trattato di violenza sessuale, non di omosessualità, nessuno che dicesse che è inaccettabile che sia il legislatore a dire chi può amare chi. Ancora peggio nella cattolica Irlanda, dove la legge diventa operativa solo negli anni Ottanta. A Londra fai come vuoi, anche a Birmingham, ma a Cork o famiglia tradizionale o galera. Adesso l’aborto, forse. E nessuno che si incazza. Si svegliassero gli irlandesi e le irlandesi, si prendessero ciò che è loro, si indignassero per la continua rincorsa alla civiltà che li vede arrancare dietro la storia. E qui, da noi, dove siamo tutti grandi sostenitori del progresso dei piccoli popoli che stanno sulle spalle dei popoli giganti, posati per un attimo i cartelli e gli slogan di solidarietà con l’Irlanda, spente le polemiche su Bonino presunta abortista feroce, sarebbe il caso di pensare a cosa succede qui. Sarebbe il caso, quelle marce, di farle contro l’obiezione di coscienza dei medici, che lava da qualunque responsabilità. Sarebbe il caso di pretendere, pretendere come si pretendono i diritti, di stabilire quote di obiettori negli ospedali italiani e di garantire, ovunque, quanto la giurisprudenza garantisce e il caso e l’etica comoda negano. Sarebbe il caso di chiedere scusa per quei manifesti che appestano i muri delle nostre città e recitano che la prima causa di femminicidio è l’aborto. Tanto per cominciare. Ché fuori dalla grammatica del sentimentalismo, sono messi male gli irlandesi ma anche noi non scherziamo.  

 

Eva Garau

(Precaria di Aristan)

fuori dalla grammatica del sentimentalismo, sono messi male gli irlandesi ma anche noi non scherziamo. (da SIAMO IRLANDESI ANCHE NOI, editoriale di Eva Garau)

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