ŚIVA, KANT ED ELON MUSK


Editoriale del 9 settembre 2020

All’ingresso del CERN a Ginevra, il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle, simbolo della potenza della ricerca scientifica, c’è una statua di Śiva, divinità tra le più venerate della mitologia indù. L’accostamento è suggestivo perché esprime un’esigenza di conciliazione tra due stili di pensiero finora contrapposti e considerati mutuamente esclusivi. Il primo è quello occidentale, secondo il quale dati un giudizio affermativo e un giudizio negativo di ugual soggetto e di ugual predicato, non solo essi non possono essere né contemporaneamente veri né contemporaneamente falsi (principio di contraddizione), ma è necessario che uno di essi sia vero e l’altro falso, e che la falsità dell’uno implichi la verità dell’altro e viceversa, senza una «terza» possibilità (principio del terzo escluso). Il secondo è quello orientale, di cui Śiva, con i suoi molteplici aspetti, è espressione e simbolo, che al contrario presuppone la coesistenza di ogni genere di opposti che caratterizzano la condizione umana e la necessità di trarre dalla loro interazione dinamica l’esito desiderato nel senso del cambiamento. Cultura dell’aut e dell’or, da una parte, e dell’atque e dell’and dall’altra.
Ci sono al mondo visionari non utopisti che non si accontentano della seduzione delle immagini ma vogliono tradurla in progetti operativi. Uno di questi è certamente Elon Musk, il quale dopo aver vinto la scommessa dell’auto elettrica con la creazione di Tesla, poi quella della conquista dello spazio con la nascita di SpaceX, azienda basata sull’idea dei razzi riutilizzabili, grazie ai quali è possibile accelerare le missioni spaziali, abbattendone in maniera significativa i costi, ha fondato Neuralink, start up specializzata in neurotecnologie e intelligenza artificiale, che ha l’obiettivo di sviluppare interfacce neurali impiantabili, congegni in grado di esplorare e studiare il cervello di un essere umano in modo del tutto nuovo, con potenzialità enormi soprattutto in campo medico e scientifico. La sua ambizione è però quella di arrivare a rendere possibile una vera e propria simbiosi tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Anziché metterle in competizione e pensare a una resa dei conti finale tra di esse Musk coltiva il sogno di realizzarne la coesistenza, facendo interagire la potenza di calcolo della tecnologia con le sue macchine e la creatività della mente umana e utilizzando il digitale come amplificatore delle capacità di quest’ultima. Sogni di un visionario spiegati non più con i sogni della metafisica, titolo di un famoso scritto del 1765 di Kant, bensì con quelli della tecnologia.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

La sua ambizione è però quella di arrivare a rendere possibile una vera e propria simbiosi tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Anziché metterle in competizione e pensare a una resa dei conti finale tra di esse Musk coltiva il sogno di realizzarne la coesistenza, facendo interagire la potenza di calcolo della tecnologia con le sue macchine e la creatività della mente umana e utilizzando il digitale come amplificatore delle capacità di quest’ultima. (da ŚIVA, KANT ED ELON MUSK – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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