SOGNI DI PLASTICA


Editoriale del 1 giugno 2013

Sala d’attesa di un poliambulatorio. Silenzio. Entra una mamma giovanissima, guida un passeggino con dentro un bambino di circa sei anni, un corpo ormai troppo grande per quello spazio ridotto, i piedi ciondolanti che sfiorano il suolo. I due non parlano, urlano. Il bimbo si libera e comincia a correre, ad arrampicarsi, a fare domande impertinenti. La donna appare distratta, lo richiama debolmente. La gente intorno è seccata e disapprova con movimenti del capo, sguardi e alzate di sopracciglia. A quel punto la mamma dice: “Vieni, che ti racconto una fiaba!” Il bimbo si blocca. Quella frase sembra magica perché sortisce un effetto immediato: ammutolito, incuriosito, affascinato, lentamente lui si avvicina a sua madre e si rincagna nel passeggino. Gli sguardi intorno, ora, sono meravigliati e gli occhi di tutti si cercano, quasi a ottenere conferma di quel piccolo miracolo. “C’era una volta un bambino che era andato… alla Città Mercato…”. Il bambino va in estasi: col dito in bocca e gli occhi nel vuoto, già immagina le luci al neon, i giochi di plastica, il profumo di Mac Donald e tante tante cose da comprare. Qualcuno ha detto che i castelli in aria che si costruiscono con poca spesa sono costosi da demolire ed io penso a quanto ancora dovremo pagare a causa dei sogni di plastica e a buon mercato che continuiamo a regalare ai nostri bambini.

Giovanna Ferraro

COGLI L’ATTIMO

 

da Ballo a tre passi (2003) scritto e diretto da Salvatore Mereu

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