UN SORRISO


Editoriale del 3 agosto 2020

“Partono ‘e bastimiente pe’ terre assaje luntane, cantano a buordo: so’ Napulitane!” Era il 1962 e questo è l’inizio della bellissima, struggente ‘Santa Lucia luntana’ che mia zia Anna mise sul giradischi rientrando dal funerale di Assunta Filomena Colonna vedova Onorato, sua madre. Mia nonna. Lei ascoltava questa canzone ogni sera, aspettando il rientro di suo figlio Achille prigioniero di guerra in India. È grazie a nonna che ho capito molto presto che il tempo è un gioco pericoloso e che, se lo lasci fare, potrebbe ucciderti. Ed è lei che mi ha insegnato col suo esempio come disorientarlo. Riuscì infatti a confondere i suoi sogni con le sue visioni ed entrambi, sogni e visioni, con le tracce di quella che intorno a lei tutti chiamavano ‘realtà’. Così, al funerale celebrato a sua insaputa, lei era l’unica assente.

Mi rendo conto che per applicare la formula di nonna sono indispensabili una serie di coincidenze esistenziali, ma un trucchetto facile facile per disorientare il tempo mi sento di suggerirvelo. Vale per chi ha vissuto a lungo in una città non troppo affollata, direi non più di 50.000 abitanti. Innanzi tutto evitate di visitare il cimitero per almeno 15/20 anni; poi, in un giorno che vi ispira, entrate e fate un lungo giro. Scoprirete decine di persone che credevate vive, persone di cui forse non avete mai saputo il nome ma che tante volte avevate visto e forse salutato. Da quel giorno andate spesso, con regolarità, a fare quattro passi nel cimitero; cercate di non farvi contagiare dalla tristezza del contesto, concentratevi sui sorrisi delle foto. Solo sui sorrisi. Ebbene, mi rendo conto che sembra assurdo, ma prima o poi potrà capitarvi di trovare il vostro sorriso. Quando succederà, se succederà, proverete un dolce tuffo al cuore. A me è capitato da poco. Per me non è stata scelta una foto ufficiale, è il particolare di uno scatto rubato; mi trovavo nel giardino di famiglia con mio fratello Antonello e ci chiamarono per mostrarci una gigantesca insalatiera di spaghetti alle cozze. Il pranzo era pronto, e avevamo fame. Clic.

Filippo Martinez (Controtempista)

 

“Partono ‘e bastimiente pe’ terre assaje luntane, cantano a buordo: so’ Napulitane.” Era il 1962 e questo è l’inizio della bellissima, struggente ‘Santa Lucia luntana’ che mia zia Anna mise sul giradischi rientrando dal funerale di Assunta Filomena Colonna vedova Onorato, sua madre. Mia nonna.” Da UN SORRISO – Editoriale di Filippo Martinez (Controtempista)

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