COME SPAVENTARE I FRANCESI


Editoriale del 5 settembre 2018

“Nelson Mandela è il Gandhi africano”, così c’è scritto sul Paperopoli News. Ma è sbagliato.
Il Gandhi africano si chiamava Amadou Bamba (1850-1927) ed era senegalese e musulmano.
Il Senegal era dominato dai colonizzatori francesi, che come noto sono dei senz’Allah. Molti leader religiosi fomentavano rivolte armate e violente contro di loro. Lui no: convocato al commissariato, alla richiesta di confessione, la sua unica risposta fu pregare.
Questo gesto spaventò i francesi più di una revolverata. Lo spedirono in esilio nella foresta, in Gabon, poi nel deserto, in Mauritania, affinchè predicasse a scorpioni e crotali. Passò la maggior parte della vita tra prigione ed esilio. Lì scriveva poesie in lode di Allah e testi di guida spirituale. Ne ha scritti oltre mille, in arabo classico, e che a nessun editore venga in mente di tradurli, mi raccomando.
Nei suoi scritti predicava la lotta pacifica contro l’invasore, esattamente come Gandhi (il più grande Jihad, quello combattuto nel cuore). Inoltre, cosa inaspettata per la nostra idea dell’Islam, predicava l’etica del lavoro. La sua comunità (tariqat), oggi la più grande del Senegal, predica la liberazione dal peccato tramite il duro lavoro, e dice che Allah ci ricompenserà a seconda di come abbiamo lavorato. Fin dal tardo Ottocento i seguaci di Shaikh Bamba, i muridi, crearono campi di lavoro dove si coltivavano arachidi, ancora oggi il principale prodotto di esportazione del paese. I piccoli contadini lavoravano per la comunità, poi diventavano proprietari delle terre, che erano le più povere, nell’est desertico. Questo spiega la natura pacifica e laboriosa della comunità senegalese. Abbiamo in mente un’Africa uniforme, come se senegalesi, mafia nigeriana e bimbi denutriti dell’Etiopia di 30 anni fa fossero la stessa cosa. A destra come a sinistra, parliamo di Africa senza saperne nulla.
Fondò una città, Touba, e un caffè, il caffè Touba, speziato, come aveva imparato a fare nell’esilio.
Questo tipo di caffè sta soppiantando in Africa il caffè solubile Nestlè, non ultimo tra i meriti di Shaikh Bamba.
P.S. In Sudafrica è in corso un genocidio di bianchi, ma se ignoriamo il Gandhi africano possiamo ignorare anche questo.

Gianluigi Sassu (Asiatista di Aristan)

Abbiamo in mente un’Africa uniforme, come se senegalesi, mafia nigeriana e bimbi denutriti dell’Etiopia di 30 anni fa fossero la stessa cosa. A destra come a sinistra, parliamo di Africa senza saperne nulla. (da COME SPAVENTARE I FRANCESI – Editoriale di Gianluigi Sassu)

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