SPECCHI DEFORMANTI


Editoriale del 18 settembre 2020

Mi sembrava di essere dimagrito, la bilancia ha confermato le mie ambizioni. Certe volte bastano due chili per sentirmi appagato e mi premio subito con un bel pranzo. Il peso forma è anche un dato molto soggettivo, ma ci sono momenti che non puoi eludere.
Dovevo comprarmi un abito per una sorta di cerimonia dalla quale non volevo essere escluso e sono andato a misurarmene uno. Non ricordavo quell’esperienza che, chi è grasso o lo è stato, conosce bene. Te ne dovrai misurare una decina fino allo sfinimento e alla demoralizzazione e ti chiedi perché non te ne sei comprato 3 paia di quelli che indossi e che ti stanno benissimo.
I pantaloni ti entrano di gamba, cominci a sperare, ma la vita avrebbe bisogno di altri 5 cm. La giacca è larga, il pantalone strettino, o viceversa. Opti per lo spezzato. Lo scoramento ti prende. Ti accorgi di non essere contemplato nella casistica. Guardi la taglia e ti stupisci del numero di X. Ricordo un sarto che a un mio amico pesante 150 chili diceva “Non dica che gli abiti glieli faccio io”.
L’avvilimento più grande è quando ti spogli davanti allo specchio. Ancor prima di misurarti qualcosa quindi. Vorrei sapere dove li comprano gli specchi perché sono molto diversi da quelli di casa mia. Forse li prendono apposta deformanti per invogliare il cliente a comprare l’abito per nascondere le brutture. Una visione inaspettata a cui non sei mai preparato abbastanza. Quando mi accompagnava mia moglie, le dicevo sempre “Aspetta, non entrare ancora”. Lo so, mi conosce a memoria, ma non volevo che quel flash retinico, quell’immagine falsa si fissasse nella sua memoria visiva.
Lo stadio dello specchio è un momento determinante nella strutturazione del nostro io, come dice un commesso di Oviesse, un certo Lacan, ma io non voglio che diventi momento demolente in età adulta. Consiglio: mettete un messaggio vocale nei camerini di prova, magari con la voce di Belen “Tranquillo, non sei come appari. E poi sei molto intelligente”.
Quand’ero bambino avevo un rapporto divertito con gli specchi. Quelli deformanti in vario modo, 3 modi, del cinema Eden di Cagliari. Mi divertivo con poco, funzionava ogni volta, ci passavo e ci ripassavo davanti. Mai avrei pensato che quelle deformazioni visive sarebbero state la sentenza di come gli altri ti vedono. Perché di quello ti rendi conto.

Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

“Vorrei sapere dove li comprano gli specchi perché sono molto diversi da quelli di casa mia. Forse li prendono apposta deformanti per invogliare il cliente a comprare l’abito per nascondere le brutture. Una visione inaspettata a cui non sei mai preparato abbastanza.”
Da SPECCHI DEFORMANTI – Editoriale di Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

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