SPORCIZIA E EDUCAZIONE


Editoriale del 7 giugno 2019

Noi italiani (ci) teniamo alla nostra casa, a tenerla pulita, pavimenti, bagno, pareti. Teniamo anche agli abiti, alla nostra macchina, anche alla pulizia del nostro cane, ma ce ne freghiamo con grande disinvoltura quando si tratta di bene pubblico esterno, marciapiedi, giardini, spiagge, sabbia di mare, bagni di bar e di ristoranti.
Come mai questa differente tensione morale? perché i beni pubblici appartengono a tutti, quindi anche a quelli che odiamo o semplicemente ci stanno antipatici. Sporchiamo, senza nascondere il gesto, buttiamo cartacce dal finestrino della macchina in corsa, e poi ce la prendiamo col Comune, col sindaco che non pulisce, con l’assessore che pensa ad altro, con le guardie municipali che passano il loro tempo di lavoro a tenere puliti gli uffici.
Al mare lasciamo in spiaggia bottiglie di birra, cicche, e roba varia. Uno, forse distratto, una volta ha dimenticato la suocera sopra una sdraio. Riportare indietro cose inutili è faticoso e nel cofano c’è sempre tutta roba di valore. I cestini di raccolta li mettono distanti anche una decina di metri. Se li rimproveri diventano permalosi, se non peggio. Per non rischiare ritorsioni, bisogna fare gli ingenui:
“Scusi, è sua quella bottiglia vuota per terra?” – “Sì, l’ho finita, non ce n’è più, grazie”.
Tutto cambia quando andiamo all’estero. Diventiamo svizzeri, tedeschi, perché temiamo la riprovazione e lo sguardo sdegnato, che da quelle parti è di tutti. In patria se rimproverate qualcuno, c’è il rischio che quello vi lasci per terra, vicino a qualche cicca, un pacchetto vuoto di sigarette e magari una buccia di banana, peggiorando ulteriormente la situazione per la quale vi siete battuti e sacrificati.
Una volta la moglie inglese di un mio amico italiano, passò avanti in una fila ai grandi magazzini Harrods di Birmingham. Fu ripresa da una tipa che sapeva fare molto bene la sdegnata, con l’intervento anche di altri, e lei rispose a tutti, in italiano. Gliene chiesi il motivo, a cose fatte, quando mi raggiunse. “Perché ti sei messa a parlare in italiano?” – “Come inglese mi vergognavo troppo”.

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

Tutto cambia quando andiamo all’estero. Diventiamo svizzeri, tedeschi, perché temiamo la riprovazione e lo sguardo sdegnato, che da quelle parti è di tutti. (da SPORCIZIA E EDUCAZIONE – Editoriale di Nino Nonnis)

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