COME STAI?


Editoriale del 30 dicembre 2019

Quando dopo un cordialissimo “ciao” chiediamo al nostro occasionale interlocutore “come stai?” (variante “come va?”, altra variante “va tutto bene?”) dobbiamo essere consapevoli che questa domanda può aprire uno squarcio di apocalisse domestica nella nostra giornata. È una formula che utilizziamo con leggerezza ma che, invece, dovremmo maneggiare con cura. Negli snodi convenzionali della nostra giornata è il modo di aggiungere a un saluto un cenno d’interesse per lo stato del nostro interlocutore. Nel 70 per cento dei casi la risposta è “bene”; o “abbastanza bene, grazie”; o “non c’è malaccio”; ma se la risposta è “potrebbe andar meglio”o, peggio, “male”, è bene sappiate che potreste essere nei guai.

Se infatti chi abbiamo di fronte è una persona intelligente (il tre per cento del 30 per cento che vi dà quella risposta) quel “potrebbe andar meglio” o quel “male” accompagnerà una vera cattiva notizia; una informazione sulla quale non si può e non si deve glissare. Ed è giusto che sia così.

Se invece siamo al cospetto di un cretino (il 27 per cento di chi ha dato quella risposta) prepariamoci al peggio. Ci verrà inflitto un accurato bollettino su operazione alle emorroidi, o all’alluce valgo, o al tunnel carpale di sorelle, cognati o cugini di primo grado; dovremo fare la faccia di circostanza per decessi di lontanissimi parenti quasi centenari; subiremo la descrizione dettagliata delle conseguenze di un colpo della strega di due mesi prima; scopriremo cos’è la lipomatosi cervicale benigna, la malattia di Madelung e, se ci mostriamo attenti, i più idioti possono persino rivelarci “in confidenza” fastidiose flatulenze.

Per questi incontri occasionali, dunque, se fiutate anche vagamente un cretino, consiglio un veloce, cordiale, perentorio “ti trovo bene”, con allontanamento repentino accompagnato, se è il caso, da una sollecita risposta al vostro cellulare. Che non ha squillato.

Filippo Martinez (Consigliologo)

 

 

“Quando dopo un cordialissimo “ciao” chiediamo al nostro occasionale interlocutore “come stai?” (variante “come va?”, altra variante “va tutto bene?”) dobbiamo essere consapevoli che questa domanda può aprire uno squarcio di apocalisse domestica nella nostra giornata”. Da COME STAI? – Editoriale di Filippo Martinez (Consigliologo)

 

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