STAVAMO PER FARCELA


Editoriale del 23 agosto 2020

 

Gira in rete da tempo uno spettacolare meme: un lenzuolo bianco con l’arcobaleno e la scritta “Stavamo per farcela”. E invece siamo rimasti incastrati tra le beghe del senno del poi, tra i Briatore, i Beppe Sala, il campanilismo e l’odio seriale. Siamo un popolo di poeti, navigatori, virologi, hater, leoni da tastiera, vacanzieri, influencer da vicinato, giudici e, ancora per poco, si teme, allenatori. Niente accade sotto il sole che non ci sentiamo in dovere di commentare con toni perentori e risposte definitive. Siamo il popolo delle soluzioni evidenti, dei complotti che impediscono ai politici di metterle in atto, delle intelligenze innate che si fanno beffe di studio e sacrificio. Siamo i sardi che vogliono trascorrere l’estate al Billionaire ma anche quelli che gridano vendetta per gli insulti di Briatore alla patria. Siamo quelli contro Chiara Ferragni, perché se basta una senza arte né parte a far esplodere gli ingressi agli Uffizi non c’è speranza, ma siamo anche quelli che non muovono passo senza postare un selfie ammiccante accompagnato da una frase di Socrate. Siamo quelli che danno degli untori ai milanesi, siamo i lombardi che di rientro dai bagordi internazionali piagnucolano perché Porto Rotondo è una trappola mortale. Siamo i ricchi che se ne fottono perché il Covid lo portano i migranti, siamo i poveri che maledicono i ricchi (e per non sbagliare anche i migranti). Siamo i giovani che hanno voglia di divertirsi e di stare appiccicati in discoteca, ma siamo anche i giovani mai stati giovani che vantano il primato di non esserci mai stati, in discoteca. Siamo quelli che portavano giù il cane o andavano a fare una corsetta a marzo e siamo quelli che urlavano insulti dal balcone. Siamo spagnoli, italiani, britannici e manifestiamo per il diritto a non indossare la mascherina, siamo americani e protestiamo per la fine della democrazia, siamo gli svizzeri che nel 2015 votano al referendum per concedere pieni potere all’esecutivo in caso di pandemia ma poi nel 2020 cambiano idea e temono la dittatura e siamo i rumeni e i polacchi e combattiamo il virus con crocefisso, vicini vicini, nelle piazze, ché così Dio sente meglio. Siamo genitori convinti che al primo segno di febbre i bambini verranno prelevati da scuola e isolati in gulag anti-Covid. Siamo i bambini, sempre più confusi, tra genitori ansiosi e ministre indecise. Siamo splendidamente spensierati (il numero dei ricoverati in terapia intensiva è irrisorio) e siamo catastrofisti (i dati superano quelli di maggio), siamo scienziati, giornalisti, biologi, inquisitori, complottisti. Siamo scaltri, senza macchia, noi. Solo non sappiamo scegliere per bene a chi dare la colpa una volta per tutte. Nel dubbio, per ora, come capri espiatori i migranti sembra stiano vincendo. Non dovevamo stare uniti, dopotutto?

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

https://youtu.be/cneXKhMb_zc

Solo non sappiamo scegliere per bene a chi dare la colpa una volta per tutte. Nel dubbio, per ora, come capri espiatori i migranti sembra stiano vincendo (da STAVAMO PER FARCELA – Editoriale di Eva Garau)

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