STELLE CADENTI


Editoriale dell'11 agosto 2019

È caduto il governo. È da un pezzo che gli italiani si aggirano confusi sul baratro, anestetizzati e adagiati mollemente nella distopia del proprio tempo. Ancora rimane il riso amaro per il genio occasionale (la battuta più popolare in queste ore è quella su cinque stelle cadenti proprio nel giorno di San Lorenzo). Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Meno di appassionati di storia. Quella della Lega che ha strappato di mano il giocattolo ai nuovi arrivati, onesti dice, ma ancora spaesati come al primo giorno del mandato zero, era stata ampiamente annunciata. Con buona pace degli studiosi che ne avevano decretato la fine anni fa, confondendo un dodici per cento estemporaneo con una sentenza di morte. A voler leggere la storia politica nazionale non c’è niente di stravagante. Solo una linea, anche piuttosto dritta, tracciata nel tempo, con Berlusconi che sdogana stile e contenuti mettendo ai saldi la casacca del governo. L’iconografia dell’estate sovranista è iniziata lì, così l’ostentazione della plastica: bicchieri, materassini, braccialetti fluo e tette. I maschi alla consolle, panciuti, ributtanti e narcisi. Pieni poteri ha chiesto Salvini, prima di lui l’altro, ché si governa meglio senza i lacci della democrazia, senza le minacce allo Stato omogeno e le ingerenze di magistrati che sanzionano, insegnanti che spiegano, medici che salvano senza chiedere il passaporto. E prima di Berlusconi un paese al quale dare di nuovo orgoglio e identità, via i despoti della Prima Repubblica, chiusi nelle stanze dei bottoni e lontani dal popolo. E con loro i complessi atavici per gli eserciti perdenti e le identità ambigue e le patrie divise. Rigurgitati dalla storia i rutti sulla morte della patria dei primi anni Ottanta, i gne gne gne sul fascismo, i distinguo sulle pagine più nere della negazione dei diritti umani dell’Italia schizofrenica che nel periodo tra le due guerre e oltre non si è fatta mancare occasione per discriminare. Che si acceleri il corso delle cose per arrivare finalmente al punto. Oggi, giorno di San Lorenzo, lo ricorderemo come il giorno in cui una volta per tutte abbiamo deciso che individui vogliamo essere, da che parte intendiamo stare, che società vogliamo immaginare, quali forme di resistenza possiamo praticare. E quali compromessi ci possiamo ancora permettere.

Eva Garau (Precaria di Aristan).

L’iconografia dell’estate sovranista è iniziata lì, così l’ostentazione della plastica: bicchieri, materassini, braccialetti fluo e tette.
Da STELLE CADENTI – Editoriale di Eva Garau (Precaria di Aristan).

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