STORIE PAZZESCHE


Editoriale del 31 marzo 2015

Chiacchierando tra loro, due passeggeri di un aereo, un attempato insegnante e una giovane, scoprono di avere una conoscenza in comune: il fidanzato abbandonato da lei, tale Pasternak, fu un vecchio studente di lui. Ma guarda la combinazione! Peraltro entrambi concordano nel pessimo giudizio sul ragazzo. Altri passeggeri orecchiano la conversazione e, incredibile, tutti hanno in comune la frequentazione, in un periodo della loro vita, di quell’uomo e tutti ne hanno un ricordo spiacevole. Ma non è una coincidenza stravagante: a pilotare l’aereo c’è proprio Pasternak, deciso a vendicarsi delle persone che rappresentano i suoi fallimenti facendo precipitare il velivolo. Tra lo sgomento e le grida generali, mentre l’apparecchio perde vertiginosamente quota, qualcuno dà la colpa ai cattivi genitori che Pasternak ha avuto in sorte. E infatti sono loro che il pilota punta con precisione: l’aereo si schianterà sulla casa natale e sui due vecchietti in giardino. Così inizia “Storie pazzesche”, un film argentino di Damian Szifron prodotto da Pedro Almodovar, che è stato quest’anno candidato all’Oscar. L’analogia con la tragedia del volo Barcellona-Dusseldorf è, questa sì, una coincidenza stravagante. Rafforzata dalla rivelazione che la fidanzata aveva appena lasciato il pilota e dalla catena di protezione che ha tenuto separati i genitori dello sciagurato suicida-assassino dai parenti delle altre vittime, durante la visita al luogo del disastro, per evitare un linciaggio. Siccome la realtà, oltre che più dolorosa, è più complicata di un film, le spiegazioni dei vari psicologi e psichiatri riguardo l’accaduto sono tante e spesso opposte: a chi propone quella del film, cioè una vendetta contro un’umanità che l’ha deluso, altri obiettano al contrario che, nel suo “pessimismo cosmico”, il disperato pilota kamikaze abbia anzi voluto fare un favore alle sue vittime, liberandole da quella perpetua catena di dolori e delusioni che è la vita. Figuriamoci, ribattono altri ancora, lo stato depressivo costringe l’avvilito a ripiegarsi talmente in se stesso da non poter neppure prendere in considerazione la presenza degli altri: per lui, in quel momento, i passeggeri era come se non esistessero. Il mio pensiero si limita a una considerazione, è il caso di dirlo, terra terra: volare mi è sempre stato antipatico e questo episodio non me lo ha reso più simpatico per niente. Mi identifico poco col pilota: molto di più con gli altri 149 in quegli interminabili otto minuti di puro panico che separano l’istante in cui l’aereo ha indirizzato la punta verso terra dallo schianto sulle Alpi francesi.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Storie pazzesche (2014) diretto da Damián Szifrón e co-prodotto da Agustín Almodóvar e Pedro Almodòvar

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