STRONZATE


Editoriale del 7 maggio 2013

Da un’accurata analisi linguistica, la derivazione dalla parola “stronzo” induce a circoscrivere il campo semantico nell’ambito dei prodotti “malfatti o poco raffinati”. Come le feci, emesse in forma non lavorata. Dunque, le stronzate avrebbero la caratteristica dell’assenza di disciplina e di obiettività. Ce lo insegna un finissimo e gustoso saggio, edito da Rizzoli, intitolato per l’appunto “Stronzate” e firmato dall’autorevole Harry Frankfurt, docente di filosofia morale all’Università di Princeton, che parte dalla convinzione che l’autodisciplina e la coscienziosità eviterebbero la produzione di “prodotti scadenti e realizzati con incuria”. Cioè, eliminerebbero le stronzate. Ma nel nostro mondo democratico e superficiale, che pretende da ogni cittadino un’opinione su qualsiasi argomento, la proliferazione delle stronzate sembra inevitabile. Perché è impossibile che tutti sappiano tutto di tutto e l’ignoranza impedisce l’attento controllo su quello che siamo di continuo invitati a giudicare. Inoltre il trionfo del relativismo, che ci rende scettici sull’esistenza di una realtà oggettiva, favorisce l’idea della sincerità a scapito dell’esattezza. Incapaci di “essere fedeli ai fatti” ci sforziamo di essere fedeli a noi stessi, dicendo quel che veramente pensiamo di questioni che non conosciamo. Ma poiché è falso che “la verità su se stessi sia la più semplice da conoscere”, si può concludere che “la sincerità è una stronzata”. Lucido e rigoroso, fra una citazione di Sant’Agostino e una di Wittgenstein, Frankfurt dimostra come il sinonimo più calzante di “stronzata” sia “aria fritta”, l’una cadavere “delle sostanze nutritive, ciò che resta quando gli elementi vitali del cibo siano stati consumati”, l’altra “discorso svuotato di qualunque contenuto informativo”, accomunate dunque dal puzzo di morte. Spiega perché le stronzate non siano “false”, ma “finte” e quanto siano peggiori delle menzogne. E ci lascia a meditare sul perché invece la comune scala dei valori preferisca le vuote chiacchiere a un’intelligente contraffazione della verità.

Fabio Canessa
(preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan)

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