I NON STRUTTURATI


Editoriale del 1 dicembre 2019

I convegni accademici annuali sono il male del mondo, soprattutto per chi vive ai margini della corporazione, qualunque essa sia, in quell’area grigia in cui un saluto illustre, un “attendiamo il suo libro sul cosmopolitismo”, consola dall’inadeguatezza cronica che corrode il precario. E le ore trascorse in fila al buffet a sorridere a chiunque abbia un piglio autorevole (che non si sa mai) fino a quando il farro con le arance e il parmigiano è terminato sono il riscontro fattuale alla propria irrilevanza nel mondo della scienza. Tutti gli anni i non strutturati procedono incerti al passo del professore di riferimento. Mentre i grandi scambiano battute e appuntamenti che non prenderanno mai forma, i precari giocano tra loro o ripassano mentalmente i nomi degli altri, per evitare le annuali figure di merda. Bevono a spese della corporazione e si chiedono a cosa stanno lavorando, catalogandosi reciprocamente per scadenza (“Scado a giugno”. “Ah, io a novembre”). I non strutturati si abbracciano ogni anno, increduli di esserci ancora una volta (rinnovati fino a ottobre), consapevoli di essere aggrappati con i denti a un filo e sentendosi per questo superiori e più fortunati di chi non ce l’ha fatta. E Massimo, Massimo di Cantù? Scaduto. Mischino, poteva venire lo stesso, è appena uscito il suo libro! Invece no, Massimo è scaduto e non si sbatte per arrivare a Mestre dalla Sicilia a sue spese per sorridere e stare in fila al buffet. Tornerà, si dice. Io non credo, perché ho visto Massimo in una foto su Facebook. Indossava una maglietta che diceva “FUCK ACADEMIA” e sembrava riposato.

Eva Garau
Precaria di Aristan

Massimo è scaduto e non si sbatte per arrivare a Mestre dalla Sicilia a sue spese per sorridere e stare in fila al buffet (da I NON STRUTTURATI, editoriale di Eva Garau)

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