STUPIDO HOTEL


Editoriale del 26 novembre 2019

Senz’altro papa Francesco, nei giorni scorsi in Giappone, non ha dormito lì. Ma la camera 8 dell’Hotel Ryokan Asahi a Fukuoka, non lontano da Hiroshima, costa appena 100 yen al giorno, che in euro equivalgono a 83 centesimi. Tutte le altre camere, esattamente uguali a quella, hanno invece un prezzo normale. La differenza è che nella camera 8 è installata una webcam che vi riprende 24 ore su 24 (non c’è un punto in tutta la stanza che può nascondervi dalla telecamera spia) e rende visibile tutto quello che fate. E non per la perversione di un albergatore guardone bensì per il diletto di un pubblico potenzialmente mondiale, perché siete in diretta streaming sul sito dell’hotel. Sembra la migliore esemplificazione possibile della nota regola predicata da fior di economisti secondo la quale se qualcosa è gratis, allora significa che il prodotto sei tu. Una specie di Truman Show col consenso di Truman. Il bello è che, quando ne ho parlato in una classe del Liceo, alcuni studenti mi hanno assicurato che non avrebbero problemi a occupare quella camera, firmando il documento che autorizza il proprietario a violare la privacy: abitare in hotel a 83 centesimi al giorno è più comodo che stare a casa propria, rifarsi il letto e pulire la stanza. E anche più economico, visto che in un mese spenderesti meno di 25 euro. Il bello è che potrebbero non avere tutti i torti, da bravi millennials o nativi digitali che non sono altro. Forse che non siamo già ripresi ogni giorno da mille telecamere nelle vie delle nostre città, nei negozi, nei centri commerciali, nelle autostrade e negli autogrill, all’ingresso delle banche, delle stazioni, delle scuole, degli ospedali, delle metropolitane? Senza contare tutti gli smartphone, Ipad e compagnia cellulante. E lo saremo sempre di più, perché per motivi di sicurezza sociale, insieme all’abbassamento dei costi tecnologici, le webspie sono destinate a moltiplicarsi e diffondersi ovunque. Forse che Facebook e Instagram non fanno già qualcosa del genere, squadernando nel book della rete non solo le faces ma le lives di everybody? I 15 minuti di celebrità per tutti, profetizzati dal genio di Andy Warhol oltre mezzo secolo fa, passeranno per qualcuno anche da questo stupido hotel, come cantava un Vasco Rossi postmoderno: “farmi la barba o uccidere, che differenza c’é?”. Ma in questo caso, mi sembra più adatto alla bisogna l’Heartbreak Hotel di Elvis Presley, quello dove “I get so lonely I could die”.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

mi sembra più adatto alla bisogna l’Heartbreak Hotel di Elvis Presley, quello dove “I get so lonely I could die (da STUPIDO HOTEL – Editoriale di Fabio Canessa)

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