SU DONGPO, IL POETA CHE CI DA’ LE SPALLE


Editoriale del 24 gennaio 2018

Hokusai lo rappresenta così: a cavallo su una bestia curvata dalla stanchezza, seguito da un servo dalla faccia scimmiesca, e però, indifferente a tanta volgarità, e a noi, voltato verso la bellezza di un albero imbiancato dalla neve.
Lui è Su Dongpo, poeta cinese della dinastia Song, vissuto quasi mille anni fa. Come tutti i poeti, allora, era preso sul serio anche come ingegnere, politologo ed economista, e ha lasciato scritti sulle miniere di ferro e sulla tassazione del sale. Ma questo è meno interessante del fatto che fu esiliato due volte, per aver scritto versi che FORSE erano critiche all’imperatore, e che furono letti da occhi malevoli di una fazione avversaria – il cui capo, però, era comunque amico suo. Invidiosi erano i servi, i mediocri.
Il poeta ci dà le spalle. I suoi versi nascono dall’impressione di un momento di pioggia. “Piovessero pietre preziose, il povero non potrebbe vestirsene”, dice il poeta guardando le cose, e gli invidiosi dietro di lui a cercare oscure allusioni. “Di chi è la colpa? Si dice che sia l’imperatore a portare la pioggia, ma l’imperatore si schernisce dicendo che è Dio. E Dio a sua volta: no, è la natura”. Gli invidiosi vedono in queste parole un insulto che gli costa odio e vendetta. “Ma siccome la natura è al di là della nostra conoscenza, io con gioia mi rifugio in una grotta”.

Gianluigi Sassu
(Asiatista di Aristan)

Lui è Su Dongpo, poeta cinese della dinastia Song, vissuto quasi mille anni fa. Come tutti i poeti, allora, era preso sul serio anche come ingegnere, politologo ed economista, e ha lasciato scritti sulle miniere di ferro e sulla tassazione del sale (da SU DONGPO, IL POETA CHE CI DA’ LE SPALLE, editoriale di Gianluigi Sassu)

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