SUAREZ, C’È POCO DA RIDERE


Editoriale del 24 dicembre 2020

Si divertono molto e pensano di divertire altrettanto i lettori i “giornaloni” (termine in voga qualche mese fa, ormai clinicamente morto), sbertucciando il calciatore Luis Suarez per l’italiano sfoggiato davanti a una commissione d’esame formata da illustri professori; i quali, seppure sbellicandosi dalle risate, hanno certificato che la nostra lingua la conosce e come. “Cocumella” al posto di cocomero, i verbi all’infinito, e altre amenità. (Ah! Ah! Ah!). Ora, diamo per assodato che tutta la vicenda si basa su quanto di più ingiusto, falso e ipocrita si possa immaginare: assegnare per convenienza a uno straniero la cittadinanza italiana in due settimane solo perché tra i suoi trisavoli c’era (forse) un connazionale, mentre ci sono dei poveracci in Italia che aspettano decenni per averla. Però, per tornare al punto, da che pulpito vengono le risate? Quanti sono gli analfabeti in Italia? Secondo il rapporto OCSE-Piaac del 2017, 11 milioni di italiani tra i 15 e i 64 anni vivono nella condizione di analfabetismo funzionale, non riescono nemmeno a capire cosa significa “contattaci” su un sito web. Oppure: quanti parlano lo spagnolo meglio di quanto Suarez non parli l’italiano? Ci basta aggiungere una esse alle parole, come Armando De Razza. Per tutti, giornalisti inclusi, un vigilante o un murale esistono solo al plurale: “un vigilantes”, “un murales”. Altro che ridere di Luis Suarez.

Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Quanti parlano lo spagnolo meglio di quanto Suarez non parli l’italiano? Ci basta aggiungere una esse alle parole, come Armando De Razza. Per tutti, giornalisti inclusi, un vigilante o un murale esistono solo al plurale: “un vigilantes”, “un murales”. Altro che ridere di Luis Suarez”
Da SUAREZ, C’È POCO DA RIDERE – Editoriale di Marco Schintu (Ufficio pesi e misure di Aristan)

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