ULTIMO TANGO A BYBLOS


Editoriale del 27 gennaio 2014

Quella volta che ballai il tango a Byblos c’era un molo di cemento sbucciato e le onde gonfie di un Mediterraneo che parlava in forma di sinonimo, una ragazza meravigliosa e folle che odiava la guerra. I piedi impacciati inciampavano nelle pozze d’acqua opalescente. Non era la luna, erano le luci di una città che ricordava i turisti come in sogno, era il vino che riempiva il corpo di voce tersa, era cinema, il gusto della saliva e un invisibile Piazzolla nel cielo scuro. Aveva occhi neri e pieni e spalancati sulla calca dei miei silenzi. E trascinato dalle sue mani ho dimenticato i corpi sventrati dalle bombe, il maschio che desidera la vittoria e la violenza nel grembo delle donne, i bambini armati, i loro occhi puri e randagi, i vecchi che nelle pieghe rugose della memoria hanno perdonato, cristi inchiodati a moltitudini rabbiose e sconfitte. Ho dimenticato i secoli scritti nel sangue e la coscienza sporca di chi, come me, li perpetua nel racconto. E ho ballato, ballato, ballato, sghembo e maldestro, ridicolo per il beccheggio delle barche, per il porto spazzato dal vento. E con gli occhi chiusi, per un attimo, solo per un attimo sono stato libero, non nel dominio o nella comprensione, libero perché il turbinio dei suoi fianchi perfetti aveva fatto il vuoto intorno, il mondo finiva nella linea evanescente del suo profumo, della sua giovinezza.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

Libertango di Astor Piazzolla nell’interpretazione di Al Di Meola (2004)

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