UN GIORNO SARÒ CALVA


Editoriale del 26 settembre 2015

Sono sbarcata a Bengasi.
l’umidità mi ha fatto la gola a gruviera, gli zigomi bruciano di sale e sola, in quel barcone, ho pregato tutti gli dei.
Dicono che questa sia una chiatta di lusso. Mille euro ad andare. Zero a tornare.
«Qui c’è la guerra», mi ha detto quel tassista di mare africano. Vorrei dirgli che cerco l’Amore. Ma che glielo dico a fare? Affondo su calda sabbia libica. Aguzzo la vista. Le palme mosse dal vento solleticano due cupole di pistacchio. Fermo un cammello di campagna e vado alla medina.
Chiasso, profumo di caffè e nenia araba. Cerco l’Amore. Ma dell’amore manco l’ombra.
Qui, che è difficile trovare anche l’ombra. Illusa col mio cammello torno indietro. Ma non ho mille euro per “andare“. Non so come tornare. D’un tratto vedo un uomo accanto al faro.
Giace sulle rovine di un antico insediamento «Commosso piango tre volte – dice – per l’amore di Berenice, il dolore della chioma volata in cielo, e Tolomeo orfano del profumo di quei capelli».
Tocco la mia chioma. C’è tutta. Non manca neanche una ciocca.
Nessun voto per l’uomo andato in guerra, nessuna lacrima. Nessuna costellazione premio. Nessun Tolomeo all’orizzonte. Povera me, il mio cielo è nero senza stelle!
Ma qui a Bengasi ho capito l’Amore.
E non ho mille euro per tornare.

Virginia Saba
(Autostoppista ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

Quartetto Cetra- Il Cammello e il Dromedario

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