TRA STATO E NATURA


Editoriale del 31 marzo 2019

Il gadget ha fatto notizia ancora prima che si aprissero i “lavori” del Convegno della famiglia di Padova. Un feto di plastica e lo slogan ‘L’aborto ferma un cuore che batte’. Michele, l’hanno chiamato, pensando tra marketing e morbosità che un nome di bambino rendesse più violento e inaccettabile il pensiero. L’Università di Padova ha negato il patrocinio all’evento, la Regione ha fatto marcia indietro, la società delle storiche italiane ha emesso un comunicato con il quale prende le distanze dalla manifestazione, contestando su base scientifica la tanto sbandierata naturalità della famiglia tradizionale, anche essa – sottolineano – somma di tradizione e costruzioni sociali. Altri intellettuali si avvitano da settimane sui fili ingarbugliati della questione, determinati a prendere posizione, indecisi su quale posizione. Perché all’interno delle corporazioni del nuovo secolo c’è chi rivendica il diritto a esprimere la propria personale visione della famiglia e chi quella definizione dogmatica la trova offensiva. Se è americana l’origine del convegno (World Family Congress) è tutta americana anche la contraddizione apparente tra primo emendamento (libertà d’espressione) e quarto (diritto di tutti a un eguale trattamento). Chi vince dunque, in questa ridicola gara di carta forbice sasso? Relativismo o Natura? E perché non si lascia ai sacerdoti della famiglia intervenuti a Padova la libertà di salvaguardare i valori sui quali ritengono sia fondata la società? Semplice, e niente ha a che fare con il contenuto del dibattito. Perché al congresso si è voluto dare un tono scientifico, mentre a guardare e sentire gli interventi non solo si capisce che di accademico c’è poco, ma si rischia la bocciatura all’esame di licenza media. Perché è presente il governo, incluso il vice primo ministro e lo Stato da arbitro si è fatto giocatore e sgomita insieme agli altri per fare un altro gol di mano. Perché restano i fatti, e i fatti spesso sono numeri. Pazienza se la statistica è sempre più svilita e se nell’era della politica delle emozioni i dati sono noiosi imprevisti da dimenticare. Lasciamo perdere neutralismo e perfezionismo, lo Stato come scatola vuota o garante di valori condivisi. Reddito di maternità, ddl Pillon, discussione sulla legge 194, depenalizzazione (anche mediatica) dello stupro, manifesti neofascisti sulla maternità, impennata di donne che lasciano il lavoro perché non riescono più a conciliare la vita dentro e fuori casa, ritorno dell’omofobia. Che si parli pure della famiglia tradizionale, del pericolo dei gay, dell’aborto inteso come omicidio. Se ne parli pure, per carità. Ma il sigillo dello Stato e dell’accademia no. Ognuno i propri culti se li certifichi da solo.
Eva Garau (Precaria di Aristan)

Che si parli pure della famiglia tradizionale, del pericolo dei gay, dell’aborto inteso come omicidio. Se ne parli pure, per carità. Ma il sigillo dello Stato e dell’accademia no. Ognuno i propri culti se li certifichi da solo (TRA STATO E NATURA – Editoriale di Eva Garau)

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