TRADUZIONI


Editoriale del 2 agosto 2019

Ce l’ho col sig. Cetrangolo, che sicuramente è un professore, probabilmente emerito. Ha tradotto l’Iliade e l’Odissea, e io ho comprato, a prezzo di favore per la prima uscita della collana, l’Iliade e l’Odissea. Purtroppo erano in confezione sigillata e non si leggeva all’esterno alcuna informazione. Ho aperto i due volumi come un pokerista che si gioca quattro quinti a colore con incastro reale.
Con grande disappunto ho scoperto che non erano le traduzioni di Vincenzo Monti e di Ippolito Pindemonte, ma quelle del Cetrangolo appunto. Colpa mia che avevo pensato a una ri-edizione economica. Un vecchio studente come me possiede l’imprinting della vecchia versione, con la resa del ritmo degli esametri dattilici, da dire quasi musicalmente, infatti un tempo venivano accompagnati da uno strumento musicale. Al liceo ci impedivano di portarcelo appresso. Il bidello aveva disposizioni precise “Che fai tu con quella chitarra?” – “Debbo andare volontario sull’Iliade”.
Imparavi quei versi a memoria, magari solo perché ci tornavi spesso, almeno i primi versi, sia in greco che in italiano e quelli erano, per noi, per sempre. La pignoleria della verità filologica ha chiesto nuove traduzioni – laddove il Monti aveva operato forzature e aggiunte – col risultato di togliere la cantilena esametrica.
Confrontate lo stile di due inizi: Monti (Iliade): Cantami o diva del Pelide Achille, l’ira funesta che infiniti addusse, lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco, generose travolse alme d’eroi. Cetrangolo: Parla, Musa, dell’eroe scaltro a me: di lui / che andò tanto vagando, poi che di Troia la rocca / sacra abbattè…
Che belle le alme degli eroi, anime accessoriate, terrene ma dedicate al cielo; diva invece di dea, bella senz’altro; addusse: quale sacralità di sacrificio di morte, anzi tempo, quanto vorrei usarlo ancora adesso, con mio figlio che fa sport: Federico, hai saltato anzi tempo. Il pelide Achille, che Cetrangolo trascura, e invece è importante.
Nei paesi sardi è la prima cosa che ti chiedono gli anziani, come un’informazione di valore: “Figlio di chi sei?” – “Di Peleo e di Teti”. E tanto basta.
Viva Monti e Pindemonte.

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

Cantami o diva del Pelide Achille, l’ira funesta che infiniti addusse, lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco, generose travolse alme d’eroi (da TRADUZIONI – Editoriale di Nino Nonnis)

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