TROPPO CALDO PER I NEOLOGISMI


Editoriale del 7 luglio 2019

A pensare che è già luglio non ci si crede. Gli intellettuali si riuniscono a dibattere di poesia sul lungomare, in serate afose che incollano addosso i versi umidi e i profumi delle signore che declamano con enfasi. Durante il giorno si sfiorano i 40 gradi ed è tutto uno scambio di messaggi e foto di cruscotti sulle bacheche di Facebook, da un quartiere all’altro, perché lo scirocco ti fa dubitare che a 900 metri si senta lo stesso calore che ti inchioda la saliva, mentre il volante brucia e brucia la frizione nel delirio dei parcheggi in doppia fila. Non rispondo ai messaggi da settimane. Li guardo e mi stanco alle vacanze imminenti. Cali di pressione, capogiri e tachicardia a ogni “Ne parliamo a settembre”, mentre intorno schivo l’apocalisse delle scadenze e mi inginocchio a un’altra estate di lavoro. Mi inganno con un sorso d’acqua fresca, con l’aria condizionata delle biblioteche. Mi inganno come fanno gli atleti fuori forma che vogliono tornare a correre. Traguardi brevi, tanto si sa che scollinata la metà della fatica viene il fiato per proseguire. Così come si fa con i bambini, l’ultimo boccone e poi l’ultimo boccone e poi questo e basta. Ingollo ore di scrittura, intervallate da sonni lampo, dove capita. Sogni apocalittici: convegni ai quali arrivo senza aver preparto l’intervento (o senza scarpe), treni che ripartono con i miei libri sul sedile, email che si gonfiano e diventano valanga, interrogazioni di matematica con la professoressa di greco del liceo. Però superate le 1000 parole inizia la discesa. Ogni 1000 parole e ogni tre pillole di integratori il battito si calma e torna la speranza. Sono convinta di potercela fare. Sono talmente convinta che salvo l’ultima versione, mi affaccio sul balcone, mi accerto che non ci siano insetti di stagione, croccanti e pronti allo svolazzo letale. Poi urlo, urlo con convinzione “padrona del mondo” col timbro di Galeazzi alla vittoria degli Abbagnale, mani al cielo. Sono invincibile. Mi merito la notte. Al mattino presto mi chiama il mio assicuratore. Mi dice, di fila: Perfetto! Splendida giornata! Meraviglia! WOW! Mare! Finalmente! La sua polizza scade. Se lo vuole agendare? Prego? Se lo agendi, così andiamo in vacanza tranquilli. Non ho capito. Agendarselo, dice lui, dicevo di agendarselo. Non ce la faccio. Agendarselo non ce la faccio. Una parola mi sprofonda giù per quattro piani, dritta al centro dell’asfalto liquido. Devo andare in vacanza, ora. Appena ho tempo me lo agendo.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Durante il giorno si sfiorano i 40 gradi ed è tutto uno scambio di messaggi e foto di cruscotti sulle bacheche di Facebook, da un quartiere all’altro, perché lo scirocco ti fa dubitare che a 900 metri si senta lo stesso calore che ti inchioda la saliva, mentre il volante brucia e brucia la frizione nel delirio dei parcheggi in doppia fila (da TROPPO CALDO PER I NEOLOGISMI – Editoriale di Eva Garau)

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