TROPPO FURBO O TROPPO SCEMO?


Editoriale del 29 settembre 2020

“Meglio che troppo scemo”, rispose un mio compagno delle elementari alla maestra che lo rimproverava di essere troppo furbo. Meglio un film troppo furbo come “Miss Marx” o uno troppo ingenuo come “Padrenostro”? Entrambi in concorso a Venezia, il primo fu incensato dalla critica italiana (e ignorato da quella straniera) che lo dava per sicuro premiato (e invece è uscito a mani vuote), il secondo, stroncato da quasi tutti, ha vinto invece la Coppa Volpi per il protagonista Pierfrancesco Favino. Dove interpreta un personaggio ispirato al vicequestore Alfonso Noce, padre del regista Claudio, che nel 1976 subì un attentato dei terroristi rossi. Ispirandosi a quell’evento che gli segnò l’infanzia, Claudio Noce ha girato oggi una fiaba morale, nella quale il bambino di allora, di estrazione alto borghese e invaghito del padre, fa amicizia con un suo coetaneo di estrazione popolare, mezzo delinquente ma vitale e affezionato: esiste davvero, ed è il figlio del terrorista morto nella sparatoria, oppure è un amico immaginario? Di sicuro il film ha un impianto malfermo, molte ingenuità e qualche ruffianata, per esempio una colonna sonora che spara “Buonanotte fiorellino” e “Impressioni di settembre” nelle scene clou, come farebbe un pivellino povero di spirito. Eppure non mi è dispiaciuto, perché vi si respira una passione autentica e lo slancio emotivo che lo anima sopperisce al dilettantismo che un approccio freddamente razionale gli può imputare. E anche il premio a Favino mi è parso impeccabile. Al contrario “Miss Marx” è un prodotto scafatissimo, il film senz’altro più maturo di Susanna Nicchiarelli; nel quale la figlia del filosofo (l’ottima Romola Garai) completa il compito del padre, convinta com’è che a essere oppressa non sia solo la classe proletaria ma anche il genere femminile e scopre pure che papà Karl non è stato granché corretto con le donne. Così lotta per le pari opportunità, ma sarà proprio lei a rovinarsi la vita con un uomo disonesto e immaturo. Tecnicamente perfetto, il film, confezionato coi fiocchi e così sbrigliato da far irrompere la musica rock tra sofisticate scenografie ottocentesche e costumi degni di Visconti, shakera un apologo storico in salsa pop con indubbia abilità. Eppure, nella sua furbizia, mi ha annoiato più della disarmante ingenuità dell’altro. Per cui attendevo con curiosità il responso del botteghino: gli incassi, mi chiedevo, premieranno il troppo furbo o il troppo scemo? Mi pare, purtroppo, che il pubblico abbia disertato entrambi.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

“La figlia di Marx completa il compito del padre, convinta com’è che a essere oppressa non sia solo la classe proletaria ma anche il genere femminile e scopre pure che papà Karl non è stato granché corretto con le donne.”
Da TROPPO FURBO O TROPPO SCEMO? – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

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