TROPPO TARDI


Editoriale del 16 dicembre 2019

Quando mi hanno annunciato la vittoria del Premio Nobel per la letteratura avrei dovuto fare come Ernest Hemingway che disse “troppo tardi”, e chiese all’ambasciatore statunitense a Stoccolma di andare lui alla cerimonia, a suo nome.

Ho ottantasette anni e ho capito che i salamelecchi e gli inviti che da qualche tempo si moltiplicano sono solo il pretesto per procurare ai promotori un facile consenso; nessuno infatti si azzarda ad eccepire quando viene celebrato un vecchio artista reso ormai invulnerabile dalla morte. Così ho sempre, cortesemente, declinato ogni invito. Quasi sempre. Infatti quando mi hanno chiamato per il Nobel, con uno stupido soprassalto di vanità senile, sono andato.

E sono qui.

Ho pronunciato il “poetico” discorsetto che tutti si aspettavano e ora sono fermo al centro del palco. Continuo a ringraziare. E quelli là non la smettono di applaudire. Sono tutti in piedi, sorridenti, in abito da sera, da almeno cinque minuti. Implacabili.

Comincio a farmi schifo.

Un minuto fa, in un sussulto di orgoglio, mi è venuta voglia di celebrare questa giornata come si deve, di concedermi un gran finale in camera d’albergo; ma è durata pochissimo. Troppo vecchio.

Nello sguardo delle signore osannanti non c’è nemmeno l’ombra di un desiderio.

Filippo Martinez (Premio Nobel per la letteratura)

 

Quando mi hanno chiamato per il Nobel, con uno stupido soprassalto di vanità senile, sono andato. E sono qui”. Da TROPPO TARDI – Editoriale di Filippo Martinez (Premio Nobel per la letteratura)

 

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA