TRUMP E BARBARA D’URSO


Editoriale del 1 marzo 2020

Sono insonne da quando ho memoria di esistere, la notte. Dall’infanzia evito il riposino pomeridiano, che mi precipita in un abisso nero altrimenti sconosciuto, di sogni tormentati e di implacabile senso di fine dei giorni. E infatti. Ho sognato che il presidente americano se ne stava davanti alla TV a guardare Rai 1 e ripeteva a un tizio in pigiama: “Al primo caso premo il bottone. Al primo caso nel Lazio lo faccio”. Parlava direttamente con il giornalista sullo schermo e lo interrogava. Un Giorgino sudato e translucido infine cedeva. “Si presidente, Fiumicino. Uno”. Tutti gli studenti in Italia a casa, entro 48 ore. Gli americani nella capitale in lacrime, il centro e la periferia romane a singhiozzare, i biglietti per la Grecia e la Francia sui tavoli della cucina, Netflix muto, gli Oreo abbandonati negli zainetti. Ho sognato che in 48 ore tutte le università americane avrebbero iniziato a prenotare voli e fare piccole conferenze online sul coronavairus. Ho sognato persino che i professori che fino al giorno prima avevano rassicurato i ragazzi si sarebbero dovuti inventare qualcosa davanti alla luce bianca del monitor per spiegare che no, non era sbagliato lo schema del corpo umano nel video del giorno prima. I polmoni sempre lì stanno ma non si può rifiutare di partire se lo zio Sam sospende la copertura sanitaria. Ho sognato che gli studenti americani, che non parlano una parola di italiano, si ribellavano. Avevano sentito Iva Zanicchi dire in televisione che è solo un’influenza. Se lo ricordava bene cosa aveva dovuto passare la madre con la peste, diceva questa virologa spazzando via in una frase tutto il corso di storia. I ragazzi dicevano che non sarebbero partiti finché la Zanicchi fosse stata serena. Io cercavo di spiegare il colonialismo mentre preparavo loro le valigie, mettendoci dentro un po’ di guanciale e i biscotti al vino, ma loro non ascoltavano e si lavavano le mani. Mi dicevano che avevano visto come si fa da Barbara D’Urso e che se Barbara D’Urso avesse parlato con Trump tutto si sarebbe risolto. Piangevano, ma senza toccarsi gli occhi, perché la questione naso-bocca-occhi era stata ampiamente affrontata nella slide 3 del nostro tutorial. Poi mi sono svegliata. Era pomeriggio inoltrato, mi pareva che il mondo fosse arrivato al capolinea. Dovevo mandare un’email ai ragazzi, salutarli e annunciare che avremmo cercato di organizzare delle video lezioni. Dovevo dire loro che Iva e Barbara ci avevano provato ma nulla. Pazienza per l’Europa e cari saluti e in volo tossire sempre nel gomito.

 

Eva Garau (Precaria di Aristan)

 

Dall’infanzia evito il riposino pomeridiano, che mi precipita in un abisso nero altrimenti sconosciuto, di sogni tormentati e di implacabile senso di fine dei giorni (da TRUMP E BARBARA D’URSO – Editoriale di Eva Garau)

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