TU COME LA PENSI?


Editoriale del 5 maggio 2020

Nella geniale sequenza finale del film “Il minestrone” di Sergio Citti, in un ospedale dove muoiono a centinaia, il guru Giorgio Gaber, santone che cammina collegato a una flebo, appare all’improvviso e chiede a tre poveracci interpretati da Ninetto Davoli, Roberto Benigni e Franco Citti: “Tu come la pensi?”. Il primo gli risponde “Così”, il secondo “Come lui” e il terzo “Come te. Anzi pure meglio di te”. Le tre surreali risposte sono perfette per questi giorni, quando è tutto un sentirsi chiedere come la pensiamo sul coronavirus. Le persone serie, che non raccontan storie (come cantava Celentano in “Mondo in mi settima”), non possono avere alcuna opinione su un virus sconosciuto, riguardo al quale neppure i massimi virologi mondiali concordano tra loro. Anzi, si accapigliano nei talk show. Non chiederci la formula che mondi possa aprirti, diceva Montale, questo solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Non vogliamo, per esempio, Salvini al governo: non che lo abbiamo mai votato, ma il suo comportamento irresponsabile e contraddittorio (prima non chiudete nulla, poi chiudete tutto, ora aprite tutto) smaschera una confusa e livorosa opposizione a prescindere, senza niente di propositivo o di sensato. Abituato a lucrare sulle paure fasulle (gli immigrati da cacciare, i ladri da fucilare), è stato preso in contropiede da una paura vera. Non siamo, per esempio, Matteo Renzi, che forse invece tanti anni fa abbiamo pure votato: dicendo che i morti di Bergamo e Brescia vorrebbero che riaprissimo tutto, ha fatto un’affermazione non si sa se più contraria al tornaconto elettorale (sarà difficile che i parenti dei morti bresciani e bergamaschi gli diano il voto, più facile che lo denuncino), all’estetica (la più bieca retorica ricattatoria), all’etica (ricorda uno splendido racconto di De Roberto, diventato un film capolavoro di Olmi, nel quale un generale, mentre fuori c’è un cecchino, manda al massacro tutti i suoi soldati uno dietro l’altro) o alla logica (che l’estremo pensiero dei moribondi sia rivolto alla ripresa economica dei superstiti sembra puro umorismo nero: perché mai i morti dovrebbero invocare la riapertura? io, se beccassi il coronavirus e, sul letto di morte, mi augurassi il via libera, lo farei solo per stronzaggine: schianto io, allora voglio che schiantiate anche voi). Nè invidiamo in questo momento gli inglesi, gli americani o i francesi. Preferiamo di gran lunga Conte a Boris Johnson, a Trump e al sopravvalutato Macron. Ci sembra inopportuno e ingiusto fare le pulci a un governo che si è trovato a fronteggiare una situazione a dir poco complicata e gravissima, lo ha fatto al meglio che poteva, navigando a vista giorno per giorno come era inevitabile, commettendo errori e goffaggini comunicative come era comprensibile. E voi come la pensate? Così,
come Renzi, come me o pure meglio?

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

Nella geniale sequenza finale del film “Il minestrone” di Sergio Citti, in un ospedale dove muoiono a centinaia, il guru Giorgio Gaber, santone che cammina collegato a una flebo, appare all’improvviso e chiede a tre poveracci interpretati da Ninetto Davoli, Roberto Benigni e Franco Citti: “Tu come la pensi?”. Il primo gli risponde “Così”, il secondo “Come lui” e il terzo “Come te. Anzi pure meglio di te”. Le tre surreali risposte sono perfette per questi giorni, quando è tutto un sentirsi chiedere come la pensiamo sul coronavirus. (da TU COME LA PENSI? – Editoriale di Fabio Canessa)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA