UNA BIBLIOGRAFIA SU SALVINI PER SALVINI


Editoriale del 14 aprile 2019

A Salvini non è piaciuto il libro di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto, politologo e sociologo, rispettivamente, della Sapienza di Roma. Il titolo non gli è piaciuto, soprattutto (ammesso che sia andato oltre l’indice): La Lega di Salvini. Estrema destra di governo. I due accademici si schermiscono: nessuna censura, nessuna necessità che intervenga il rettore, siamo solo professori. E poi gli stessi sono autori di un altro libro uscito nel 2012 (Lega e Padania. Storie e luoghi delle camicie verdi) e allora niente polemiche. Salvini ultimamente non fa che ripetere che lavora, a differenza di Di Maio lui lavora. Gli dessero occasione tirerebbe a lucido Roma (che poi anche sulla mafia stava lavorando, mancavano poche settimane o mesi a sconfiggerla per sempre: è finita dunque la questione secolare della criminalità organizzata?). Lavora moltissimo Salvini. Forse per questo gli sono sfuggiti almeno una trentina di libri sulla Lega pubblicati negli ultimi due decenni. Alcuni divulgativi, altri puramente scientifici, tutti piuttosto inclini a definirlo sin dai suoi primi passi nella politica “la pancia del partito”, l’anti-Maroni sanguigno pronto a trasformare in leggi gli slogan stampati sulle felpe. Scrivo per autodenunciarmi: un mio libro dedica un capitolo intero alla Lega di Bossi e a quella di Salvini, è scritto in inglese e non c’è il suo nome nel titolo, quindi può essergli sfuggito, così gli articoli pubblicati su riviste per addetti al settore. Sappia Salvini che nel mio libro cito almeno altri venti studiosi che si sono occupati di lui, italiani ma non solo: inglesi, portoghesi, americani, un brasiliano persino. Sappia che i miei studi sono citati in lavori britannici e tedeschi, inclusa la voce “Salvini” di wikipedia. Sappia che siamo in tanti ad aver trascorso un decennio a vederlo diventare segretario, ad averne atteso l’incoronazione, perché era già scritta. Sappia Salvini che sono in buona compagnia. I miei maestri si sono occupati di lui e dei suoi con rigore accademico e cercando di snodare i fili sin da principio. Cento Bull la prima, poi Diamanti, Cachafeiro, Cartocci, McDonnell, Colombo e tanti altri e poi la generazione di mezzo: io, Faloppa, Albertazzi e altri ancora e poi i giovani dottorandi, appena dottorati, futuri professori d’Europa. L’elenco è lunghissimo. Sappia Salvini che alcuni di noi sono persino diventati amici a forza di parlare di lui ai convegni. E sappia che ne trova parecchi di libri sulla Lega elencati a chiusura del mio volume e di quello che di recente tanto lo ha scandalizzato. Sappia che io sono disponibile a stilare per un lui una bibliografia essenziale e ragionata, organizzata per temi: legislazione, linguaggio, identità, immigrazione, sicurezza. Basta che chieda e gli si manda almeno un sunto. Perché mentre lui lavora lavorano anche gli altri che lo osservano lavorare. E scrivono, perché quello è il mestiere loro. E li ferma solo il giudizio dei revisori delle riviste scientifiche, nel caso. Quest’ultima sciocchezza, al limite, si trasformerà in una nota a piè di pagina.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Salvini ultimamente non fa che ripetere che lavora, a differenza di Di Maio lui lavora (da UNA BIBLIOGRAFIA SU SALVINI PER SALVINI – Editoriale di Eva Garau)

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