UNA CASA IN CUI VIVERE, E UN NOME


Editoriale del 5 marzo 2018

Sentendo la radicale Bonino dichiarare negli ultimi istanti di campagna elettorale che “la scuola deve preparare più e meglio al lavoro: va bene il boom del liceo classico, ma nei paesi vicini alla piena occupazione come la Germania cercano più ingegneri e operai specializzati che non dei latinisti” sono tornato alla Polonia occupata dai nazisti e all’immediata abolizione dei licei in favore delle scuole tecniche. Regge il principio non il paragone, regge perché il mercato non è la mia stella polare. La moneta è una cattiva misura. Sui social qualcuno ha replicato alla Bonino con Gramsci: “Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita”. La faccenda non riguarda il latino quanto le parole, che andrebbero stillate fino a garantire un piccolo oceano a qualsiasi diplomato al nautico, al commerciale, all’industriale. Perché se oggi siamo così tragicamente incantati dai ciarlatani è solo per assenza di parole. Le parole creano gli individui e il mondo. Senza parole il mondo dobbiamo acquistarlo, magari in un telefono costruito sulle immagini ovvero sulla sintesi ovvero sull’intuizione ovvero su un pasticcio post-razionale. Un esercito di individui preparati a inventare la storia giorno dopo giorno è l’incubo ancestrale di qualsiasi potere. Così più che Gramsci penso a un sogno di una notte di mezza estate: “L’occhio del poeta, mosso da una sublime frenesia, si volge dal cielo alla terra, e dalla terra al cielo, e, come l’immaginazione dà corpo alle figure di cose sconosciute, così la penna del poeta le viene modellando, e dà a un aereo nulla una casa in cui vivere e un nome”. Quanta remota speranza resiste nel Bardo in questa giornata di “ludi cartacei”, le elezioni secondo il Duce.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Perché se oggi siamo così tragicamente incantati dai ciarlatani è solo per assenza di parole. (da UNA CASA IN CUI VIVERE, E UN NOME, editoriale di Luca Foschi)

da Miseria e nobiltà (1954) diretto da Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta. Con Totò

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