UNA DONNA SOLA AL COMANDO


Editoriale del 13 novembre 2017

Sia Juli Briskman onusta di gloria. Riconoscendo nella carovana dei blindati Donald Trump, reduce da una partitella di golf mentre il globo con suo pregevole contributo va a ramengo, ha deciso di salutare il presidente con un imperiale dito medio. Cinquant’anni, madre di due e specialista in marketing e comunicazione, Juli è stata licenziata pochi giorni dopo dal capo dell’agenzia federale per cui lavorava. Troppo incongruo il suo gesto rispetto al codice comportamentale prescritto nella democrazia dei maschi prepotenti. Per fortuna in coda alla carovana di cowboys era intruppato il Guardian, testata artefice dello scatto che ha dato al ditone mammifero dimensione globale. Nella solitudine nasce la potenza dell’atto: non fra gli schiamazzi di piazza, non fra le insopportabili koinè dei partiti, non fra i ributtanti soliloqui dei social media. Un gesto puro, eroico, avvolto nel remoto silenzio dei boschi e scagliato contro il cocchio tracotante dei gangster. Una lezione per i papponi e le ballerine di Hollywood. Un canto libero dal cancro della condivisione, qui costretta a mero accidente. Una campagna di sostegno economico ha subito ovviato al licenziamento. Possiamo redimerci da quell’incubo che è la storia. Il coraggio cristallino diventa simbolo e quindi discorso collettivo. Il paradiso è un film che strappa all’oblio i gesti ribelli di tutti gli uomini mai esistiti.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

ha deciso di salutare il presidente con un imperiale dito medio (da UNA DONNA SOLA AL COMANDO, editoriale di Luca Foschi)

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