UNA SECONDA CACCIATA DAL PARADISO


Editoriale del 4 marzo 2020

Ci sono nel mondo università prestigiose che hanno deciso di vendicarsi del serpente, responsabile di avere indotto Adamo ed Eva a mangiare la famigerata mela, con conseguente cacciata dal paradiso terrestre. Non potendosela prendere, per ovvi motivi, con quello di cui parla la Bibbia si stanno accanendo su un suo simbolo, quello di Aion, il tempo infinito, la lunga durata che è l’anello di congiunzione tra le diverse fasi della storia dell’umanità e tra le generazioni che si sono succedute, simbolo della continuità della storia e della cultura. È rappresentato come una figura alata con la testa di leone, avvolta appunto nelle spire di un serpente, che gli sale fino sopra il capo: è il dio supremo che crea e distrugge tutte le cose: il leone è il segno zodiacale in cui si sofferma il sole d’estate, mentre il serpente simboleggia l’inverno o il tempo umido, per cui il risultato è l’unione degli opposti, luce e oscurità, maschile e femminile, creazione e distruzione. È raffigurato con le braccia incrociate e una chiave in ciascuna mano: le chiavi di passato e futuro, appunto.

Ora, pensate un po’, un comitato di professori che stabilisce i piani di studio dell’Università di Stanford ha di recente proposto di escludere dai programmi Dante, Omero, Platone, Aristotele, Shakespeare e altri grandi della cultura occidentale considerandoli “razzisti, sessisti, reazionari”, per cui risulta necessario bilanciarne la presenza con autori esponenti delle minoranze. Ugualmente cinque anni fa, il comitato che si occupa di vigilare sul multiculturalismo della Columbia University ha chiesto di introdurre la lettura delle Metamorfosi di Ovidio con un “trigger warning”, un avvertimento agli studenti, perché il testo “contiene materiale offensivo e violento che marginalizza le identità degli studenti nella classe”. Qualche giorno fa, Yale ha annunciato che avrebbe mandato in pensione il suo famoso corso di “Introduzione alla Storia dell’arte, dal Rinascimento a oggi”, una delle più autorevoli storie dell’arte occidentale insegnate nell’accademia americana. La motivazione è la solita: troppo bianco, troppo europeo, troppo maschile, troppo “problematico”, come ha detto Tim Barringer, presidente del dipartimento di Storia dell’arte, che vuole una prospettiva “globale” nell’arte, per cui, a suo giudizio, è necessario varare un nuovo corso che prenda in considerazione l’arte in relazione a “genere, classe e razza”. Adesso Oxford vuole rivedere lo studio dell’Iliade e dell’Odissea di Omero e dell’Eneide di Virgilio per facilitare la “diversity” nei litterae humaniores, uno dei corsi più antichi dell’università, presente da 900 anni e che ha formato allievi illustri come Oscar Wilde. Si tratta di rendere lo studio dei classici greci opzionale e non obbligatorio, com’è ora.

Evidentemente il serpente sta colpendo un’altra volta: si sta vendicando di chi ne vuole spezzare le spire inoculandogli il veleno mortale dell’ignoranza. Un’altra cacciata dal paradiso: della conoscenza, ancora una volta.

Silvano Tagliagambe (Iconologo di Aristan)

 

Evidentemente il serpente sta colpendo un’altra volta: si sta vendicando di chi ne vuole spezzare le spire inoculandogli il veleno mortale dell’ignoranza (da UNA SECONDA CACCIATA DAL PARADISO – Editoriale di Silvano Tagliagambe)

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