UNA VITA IN AEREO


Editoriale del 18 marzo 2021

Quando ho iniziato a volare, nel XX secolo, la vita a bordo degli aerei era fatta di file ordinate di passeggeri ben allacciati, di un controllato silenzio, della soppressione degli istinti. Nel XXI secolo alla mia paura di precipitare a causa di un bullone svitato si è aggiunta quella di uno schianto su un grattacielo o del suicidio del pilota. Contemporaneamente però ho visto crescere il numero di coloro che ad alta quota manifestavano apertamente la propria disperazione o la propria felicità. Ubriachi, drogati, violenti, paranoici, esibizionisti, maniaci sessuali. E dunque risse tra passeggeri, scazzottate tra steward, palpeggiamenti di hostess, atterraggi di emergenza. Insomma, lo stesso cieco disordine, la stessa irrazionalità in cui siamo immersi a terra. Non è forse questa la vita? Lo era, prima della pandemia di COVID-19. Ora volano più mucche che uomini, tra Londra e Parigi.
Marco Schintu (Passeggero)

“Ho visto crescere il numero di coloro che ad alta quota manifestano apertamente la propria disperazione o la propria felicità. Ubriachi, drogati, violenti, paranoici, esibizionisti, maniaci sessuali…”
Da UNA VITA IN AEREO – Editoriale di Marco Schintu (Passeggero)

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