UNA VITA IN MASCHERA


Editoriale del 2 aprile 2020

Ora che il peggio sembra passato, ci sforziamo di immaginare come sarà la vita una volta usciti da questa palude. Andrà tutto bene, è andato tutto bene, continueremo a ripeterci. Torneremo alla vita di prima, orgogliosi delle nostre disgrazie. Cosa faremo ad esempio per i nostri polmoni, il punto di attacco prediletto dal virus? Li abbiamo sempre bistrattati e in queste settimane abbiamo provato a difenderli con spade di cartone: improbabili mascherine, fatte talvolta con stracci o carta da forno. Non ricordo più dove ho abbandonato la mia macchina, prima di chiudermi in casa. Saranno bastate poche settimane di isolamento, la bellezza delle città deserte, il loro silenzio irreale, a toglierci la nostalgia delle automobili, del tempo perso per andare da qui a lì e tornare, immobili nel traffico? Ne dubito. I tabacchini sono rimasti aperti, come le farmacie. La COVID-19 uccide più uomini che donne. Secondo tutti gli esperti, è perché i primi fumano molto di più, in Cina come in Italia, soprattutto quelli più anziani. E che dire dell’inquinamento atmosferico? Le immagini satellitari non lasciano dubbi: prima che tutto si fermasse una grande chiazza rossa macchiava la zona dove ci sono stati più morti. Una camera a gas, anche se non è certo la spiegazione del disastro. È realistico pensare che tutto ciò cambierà? Poiché la risposta è retorica, azzardo una previsione. Si diffonderà l’uso di efficientissime maschere protettive, non più mascherine. Non si tratterà solo di evitare di respirare virus e gas tossici, la paura del contagio ha aumentato la diffidenza reciproca. Le indosseremo in tutte le occasioni, a scuola, a teatro, al cinema, in spiaggia. Riusciranno a filtrare tutto, persino il respiro dei pipistrelli, i sospiri dei pangolini, la sofferenza, il dolore.

 

Marco Schintu

(Igienista presso l’Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Saranno bastate poche settimane di isolamento, la bellezza delle città deserte, il loro silenzio irreale, a toglierci qualsiasi nostalgia delle automobili, del tempo perso per andare da qui a lì e tornare, immobili nel traffico? (da UNA VITA IN MASCHERA – Editoriale di Marco Schintu)

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