UN'APNEA STELLARE


Editoriale del 10 agosto 2014

Voi amate il mare, capitano? Sì! L’amo! Il mare è tutto. Copre i sette decimi del globo terrestre. Il suo respiro è puro e sano. E’ l’immenso deserto in cui l’uomo non è mai solo, poiché sente fremere la vita accanto a sé. Il mare non è altro che il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa; non è che movimento e amore, è l’infinito vivente […]. (J.Verne, Ventimila leghe sotto i mari). Benvenuti nel Mondo del silenzio assoluto in memoria del suo primo esploratore: Jacques Mayol (1927-2001), soprannominato l’Uomo Delfino. Mayol era soprattutto oceano e respiro, o – meglio – era presenza totale del primo in assenza totale del secondo. Fu il primo a scendere in apnea sotto i 60 metri nel 1966, a meno 100 nel 1976 ed a meno 105 nel 1983, che fu il suo ultimo record all’eta’ di 56 anni. Riusciva a sospendersi nell’acqua infinita e restare immobile per dei minuti interminabili mentre i medici (con le bombole) lo studiavano per capire la fisiologia delle immersioni subacquee umane. Me lo sono sempre immaginato circondato a perdita di sensi dall’unico elemento che racchiude le cause e la fine dell’universo animato. Lui era uno dei pochi a potersi concedere ogni tanto un’apnea stellare al centro dei sentimenti. Quando, per motivi anagrafici, non ci e’ più riuscito ha perso ogni interesse a vivere e ha deciso di togliere il disturbo. Le terre emerse hanno poca acqua e non e’ abbastanza profonda per un Delfino.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

da Le Grand Bleu del 1988 diretto da Luc Besson

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