UNDICI RAGAZZE


Editoriale del 7 settembre 2020

Ieri sera, dopo una raffica di annegamenti sparatorie omicidi e incidenti vari, mentre osservavo in tv le immagini tragiche che arrivavano dall’India devastata dalla pandemia mi sono reso conto di non aver smesso nemmeno per un attimo di masticare; adesso era il turno di una grande omelette al formaggio. Non è insensibilità, ho pensato, è legittima difesa; non si può vivere nell’orrore, mi sto semplicemente assuefacendo all’apocalisse. Lì per lì questa scusa ha funzionato, poi mi sono reso conto che non me l’ero data a bere. Convocato d’urgenza, infatti, il tribunale della mia coscienza non ha accettato il mio alibi e mi ha levato tre punti dalla patente di umanità. “Anni fa se avessi visto quelle cose” ha detto il pubblico ministero “il tuo stomaco si sarebbe chiuso e i tuoi sogni, chissà per quanto tempo, si sarebbero trasformati in incubi; invece hai aggiunto un po’ di sale alla omelette e stanotte dormirai sonni tranquilli.”

Un’ora dopo, mentre stavo facendo una ricerca su Google, miracolosamente mi sono apparse undici ragazze in abiti militari che, sedute su una roccia, guardavano verso di me da una foto e dolcemente mi sorridevano. Sotto c’erano queste parole: “Non vi ingannino i nostri sorrisi, siamo morte tutte. Ci hanno violentato, ammazzato di botte e sparato. Hanno mutilato i nostri corpi, i nostri genitali, e li hanno filmati, ridendo di noi. Eravamo colpevoli perché ribelli, colpevoli perché donne che imbracciano un fucile. Ma eravamo solo ragazze. Abbiamo patito la fame, ricevuto sguardi di incoraggiamento da chi aveva meno di noi, sorriso, pianto, siamo state terrorizzate, abbiamo pensato di potercela fare nell’indifferenza del mondo che ci ammirava ma che non ci ha mai sostenuto.” Firmato: Le combattenti curde morte ad Afrin, marzo 2018.

Stanotte, ringraziando il cielo, ho dormito male.

Filippo Martinez (Imputato)

 

Nel filmato che segue è riconoscibile il sorriso di una delle ragazze della foto pubblicata con l’editoriale di Filippo Martinez intitolato UNDICI RAGAZZE.

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