UN'ESTATE CON LANDOLFI


Editoriale del 19 giugno 2018

Chi l’ha detto che il delitto perfetto non esiste? Anzi, è l’impresa più facile del mondo. Basta uccidere uno sconosciuto: senza un movente né un elemento che ci leghi a lui, neppure il miglior detective del mondo potrebbe risalire al colpevole. Basta uccidere a caso. “A caso” è per l’appunto il titolo di una delle opere migliori di un autore di culto come Tommaso Landolfi (1908-1979), un gigante della letteratura italiana del Novecento: il libro vinse il Premio Strega nel 1975 e da allora era introvabile. Merito di Adelphi averlo adesso ristampato, merito vostro se lo leggerete: basterà da solo a rendere memorabile l’estate 2018. Una strepitosa raccolta di racconti significativa della raffinata e bizzarra scrittura landolfiana e dei temi principali della sua narrativa, qui messi in fila in una serie di perle sorprendenti per l’alta qualità della prosa e la fantasia delle invenzioni: il demone del gioco, l’ansia dello scrittore per la pagina bianca, il rapporto tra vita e letteratura, i sofismi con i quali cerchiamo invano di ordinare il caos dell’esistenza attraverso i calcoli della logica, il concetto di arte e di paternità letteraria, le aporie del reale, gli sberleffi del caso e la difficoltà delle relazioni amorose. Il vertice si tocca con “Un petto di donna”: un giovanotto incontra una strafica che pare irraggiungibile, ci prova senza molta convinzione e, inaspettatamente, lei ci sta. Lui contento matto non sta più nella pelle, ma sul più bello… Nei racconti di Landolfi c’è sempre una sorpresa, e non è mai piacevole: infatti, arrivati al dunque, una mammella della fanciulla si rivela una sacca deforme e ripugnante. Lei lo guarda con sfida, come dire “hai voluto fare il furbo, eri tanto arrapato e ora come la mettiamo?” e sembra aver finto di starci solo per punire quel farfallone, mostrandogli quale orribile verità si cela a volte sotto una superficie attraente. A lui viene da vomitare, perché quel seno è proprio mostruoso, ma non vorrebbe dargliela vinta: se riuscisse a far finta di niente, riscatterebbe se stesso e farebbe sentire lei accettata e amata. Non vi diciamo di più, ma vi raccomandiamo questo genio alieno alla tradizione italiana e legato invece alla letteratura russa (fu sublime traduttore di Gogol e Dostoevskji) e tedesca: mescolando il grottesco al sublime, il fantastico all’autobiografico, l’horror al comico, Landolfi ci diverte e ci spaventa, sfruculiando nelle nostre immaginazioni più inconfessabili e mettendo in scena i meandri più neri dei nostri incubi. Se la sua letteratura perversa ha come musa una tortuosa ambiguità è perché, scrive Landolfi, “sembra proprio che dobbiamo contentarci di gioie ambigue, torte e per giunta fuggevoli”.

Fabio Canessa

Preside del liceo olistico Quijote

 

Tommaso Landolfi (1908-1979), un gigante della letteratura italiana del Novecento (da UN’ESTATE CON LANDOLFI, editoriale di Fabio Canessa)

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