COME IN UNO SPECCHIO


Editoriale del 1° novembre 2013

Ci sono due possibili strategie dello sguardo secondo Florenskij. La prima è quella usuale di uno spettatore davanti a un quadro, che posa il suo sguardo sull’immagine dipinta e la scandaglia nel suo insieme e analizzandone i dettagli. La seconda è quella di chi, di fronte a un’icona, ad esempio all’immagine del Cristo, lascia che siano gli occhi di quest’ultimo a contemplarlo. In entrambi i casi è in gioco un rapporto tra mondo finito e dimensione infinita, lo stesso mondo finito e la medesima dimensione infinita. Gli effetti sono però molto diversi. L’osservatore che guarda intensamente la figura di Cristo e si fa pervadere da essa esce arricchito e potenziato da questo contatto con l’invisibile. Ben più dirompenti sono però gli effetti del rovesciamento di prospettiva che si produce allorché lo spettatore sceglie di farsi oggetto dello sguardo intenso del volto sacro. In tal caso avviene una vera e propria trasfigurazione: l’icona diventa specchio dell’immagine in cui l’osservatore spera di essere trasformato e ciò che si realizza è la compenetrazione tra chi vede e chi è visto- Proprio come in uno specchio.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

dalla trasmissione TV Non Stop (1977) uno spezzone dello sketch San Gennaro di La Smorfia

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