VALPREDA È IL SECONDO DA SINISTRA


Editoriale del 12 dicembre 2019

Il 12 dicembre 1969 una bomba esplose a Milano in Piazza Fontana, nella Banca dell’Agricoltura, uccidendo 17 persone e ferendone oltre 80. Una strage di stato, così viene considerata dagli storici, ancora impunita. Nei mesi scorsi sono apparse in libreria importanti ricostruzioni di quanto accaduto negli ultimi cinquant’anni al riguardo della vicenda e delle relative attività processuali (“La bomba” di Enrico Deaglio, e “Piazza Fontana. Il processo impossibile”, di Benedetta Tobagi). Uno dei primi tentativi di depistaggio delle indagini fu l’arresto, a poche ore di distanza dall’esplosione, del ballerino anarchico Pietro Valpreda, sulla base della deposizione di un “supertestimone”, il tassista Cornelio Rolandi. La taglia posta per la cattura dell’attentatore era di 50 milioni di lire. Il tassista dichiarò di aver trasportato per un centinaio di metri un tale che teneva in mano una grossa valigia e di averlo scaricato claudicante di fronte alla banca, prima dell’esplosione. Valpreda non aveva molto in comune col passeggero descritto da Rolandi, però, come quello, zoppicava. Il riconoscimento probatorio fu fatto il 15 dicembre, a Roma. In un confronto all’americana Rolandi si trovò davanti cinque persone. Peccato che gli inquirenti gli avessero già mostrato prima una foto di Valpreda. Senza nemmeno guardarlo in faccia, il tassista balbettò in milanese: “È lui”. Quando però Valpreda lo supplicò di pensarci bene balbettò al contrario: “Allora non c’è”. Fu fatta valere la prima risposta, il “mostro” venne sbattuto in galera. Valpreda, in seguito scagionato completamente, morì nel 2002. Rolandi morì invece solo due anni dopo, forse distrutto dal rimorso: in una foto di quella procedura di riconoscimento, comparsa 30 anni dopo la strage e autenticata dallo stesso Valpreda, il “mostro” figura, spettinato e trasandato, in mezzo a quattro poliziotti in borghese che sembrano degli invitati a una festa di matrimonio. In giacca e cravatta, con barba rasata e capelli imbrillantinati.

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Peccato che gli inquirenti gli avessero già mostrato prima una foto di Valpreda. Senza nemmeno guardarlo in faccia, il tassista balbettò in milanese: “È lui”(da VALPREDA È IL SECONDO DA SINISTRA – Editoriale di Marco Schintu)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA