VESTITI IN SERIE


Editoriale del 27 ottobre 2021

Dopo poco più di un mese dal lancio della serie “Squid Game” su Netflix, avvenuto lo scorso 17 settembre, la vendita delle tute da ginnastica di ispirazione anni ’80 e delle Vans bianche, modello slip-on come quelle indossate dai concorrenti del Game sono aumentate rispettivamente del 97% e del 145% (per non parlare delle vendite delle riproduzioni fedeli dei costumi di scena dei vari protagonisti in vista della festa di Halloween).
Dopo aver visto generazioni di giovani ispirarsi a Elvis Presley, a Che Guevara, a John Travolta, ai Doors, a Madonna e a Lady Gaga è difficile comprendere l’appeal che esercitano i concorrenti della serie di Netflix. Che modelli possono mai rappresentare per i giovani quegli uomini e donne così disperati da accettare liberamente di partecipare a una gara a eliminazione che assegnerà il premio di 45,6 miliardi di won a un unico vincitore. Con il particolare che l’eliminazione di chi perde avviene con raffiche di mitraglietta. Quali valori rappresentano, quali aspirazioni o stili di vita? Perché copiarne l’abbigliamento?
Probabilmente perché lo stile “survivor” dei protagonisti della serie è quello che meglio interpreta il clima mentale delle giovani generazioni che stanno uscendo dalla pandemia per ritornare a una normalità incerta e precaria in un pianeta la cui sopravvivenza è minacciata. Uno stile che racconta la consapevolezza della velleità del glamour, della massificazione delle esistenze, che esprime l’esigenza di mimetizzarsi dentro una divisa per fare gruppo, per avere senso. Forse la mia interpretazione è troppo apocalittica. Forse il successo delle tute verdi e delle slip-on bianche è solo un tributo alla qualità assoluta della fiction e dei suoi interpreti, unito a una sana voglia di comodità. Almeno, questi sono i motivi per i quali le ho acquistate già a metà serie.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Forse il successo delle tute verdi e delle slip-on bianche è solo un tributo alla qualità assoluta della fiction e dei suoi interpreti, unito a una sana voglia di comodità.”
Da VESTITI IN SERIE – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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