UN VIAGGIO A LOURDES


Editoriale del 10 dicembre 2019

Per prepararsi al Natale, il Calendario dell’Avvento alternativo che vi consigliamo è la lettura del reportage “Un viaggio a Lourdes” (Sellerio), scritto da Mario Soldati nel lontano 1934 e però in straordinaria sintonia coi nostri tempi inquieti. Sarà che l’indole mistica non fu il tratto caratteristico del laico Soldati. Alla domanda se credesse in Dio, rispondeva con la battuta di un personaggio di Hemingway: “Qualche volta, di notte”. Il problema della fede è, per lui, minato alla radice dall’impossibilità di dichiararsi sinceramente credenti. Perché “noi non sappiamo quello che pensiamo davvero. Molti credono di credere, e invece non credono; e molti credono di non credere, e invece credono”. Così l’inviato speciale Mario Soldati sale sul treno Torino-Lourdes, insieme alla buona società cattolica torinese, che lui conosce benissimo, per scrivere un’inchiesta. Fiuta nelle fisionomie e negli sguardi un’“aria di indefinibile perversione, di leggera follia”, fatta di ambiguità mista a esaltazione. Dietro la maschera di cortese inviato, si sente un “traditore” che mormora fra i denti “Me la pagheranno”. Durante il viaggio si trincera dietro la lettura delle Bucoliche di Virgilio, poi quando il treno accelera nella notte e suscita la paura di morire, si sorprende a farsi il segno della croce e a pregare, per poi archiviare l’indomani, col sole, tali debolezze come superstizioni. Ironico e tagliente anche con se stesso, alterna la descrizione di questo pellegrinaggio visto con sguardo straniato a libere riflessioni sulla religione e il senso degli affari, la razionalità e l’amore. Mai banali e corrive. Il graffio di Soldati colpisce le giulive cattocomitive che, con la scusa dell’aldilà, godono soprattutto nell’imporre la loro presenza nell’aldiqua. Sostiene che bisognerebbe leggere i Vangeli “col cuore in tumulto, come l’innamorata legge la lettera dell’innamorato” e non con il tarlo della ragione che esige la controprova logica e scientifica dell’esistenza di Dio. Lamenta che ormai l’intermediario fra l’uomo e Dio non è più il prete, ma lo scienziato, chiamato scioccamente a decidere “con la sua scienza se c’è o non c’è miracolo, e di quale grado”. Colpa degli uomini di oggi, che “hanno tanta paura di non credere che vogliono la prova chimica dell’onnipotenza di Dio, la certezza aritmetica della verità della religione cattolica e la prospettiva geometrica di finire un giorno in Paradiso”. Soldati sa bene, invece, non da religioso ma da letterato, come tutto l’universo non sia altro che “mistero e miracolo”.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

Mario Soldati sale sul treno Torino-Lourdes,  insieme alla buona società cattolica torinese (da UN VIAGGIO A LOURDES – Editoriale di Fabio Canessa)

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