VIOLENZA PERCEPITA


Editoriale del 16 luglio 2021

La violenza cinematografica segue i tempi, o li anticipa o dà loro forma. O tutte e tre le cose insieme. Prima il sangue defluiva, adesso schizza. Prima si sparava mirando al cuore, e il moribondo aveva quindici secondi a disposizione per dire le ultime considerazioni, che sono quelle parole che vengono in mente a tutti prima di morire. In molti casi c’era e ancora succede, la solita ferita di striscio curabile con acqua e pezzo di stoffa. Molto spesso la pallottola restava conficcata e tutti sapevano che bastava estrarla, usando come anestetico una bottiglia di whisky e un coltello a punta. Nei casi più gravi dovevi andare in cerca di un medico radiato, specializzazione molto diffusa nel west. Nella realtà sappiamo che non è mai così semplice, c’è bisogno di una tac, una radiografia e una prenotazione per tempo.
Adesso si colpisce in mezzo agli occhi, in bocca, con schizzi di sangue e di cervello, anche di pessima qualità. Nei film americani tutti sanno bisticciare, le pistole più veloci del west sono state migliaia, ogni tanto se ne aggiungeva una, si girava armati e per fortuna non c’erano ancora problemi di parcheggio, che sappiamo essere una delle maggiori cause delle vie di fatto. Nei tempi odierni, a dare ragione ai film, tutti hanno fatto tre anni di difesa personale, e possiedono una pistola come noi abbiamo il cellulare.
I nostri attori, a parte Giuliano Gemma e Fabio Testi, tuttalpiù sapevano rotolarsi in terra avvinghiati all’avversario in attesa che li separassero. Bud Spencer trovava avversari rallentati dal regista, Terence Hill trovava avversari lavorati da Bud Spencer.
Loro avevano John Wayne e noi Arnoldo Foà, avevano Kirk Douglas e noi Aroldo Tieri. Addirittura ha interpretato la parte di condottiero Gino Cervi, ed è tutto dire. Il più forte era Totò, che sapeva imporsi con la sola lingua, anche se diede grandi prove di sé in “Totò le Mokò”. Speriamo si scriva così.
Maciste ed Ercole erano forti, distruggevano templi come io do un calcio a un barattolo, ma non sapevano bisticciare. A noi capitava di dire “Vieni fuori”, per bisticciare, a loro capitava di dire “Vieni dentro il tempio, ché qua non ci sono colonne?
Le risse ondeggiano tra il pugno che addormenta anche per una ventina di minuti, e i combattimenti dove più che saperle dare sanno prenderle tutti e due. Certe volte non sanno schivare, altre riescono a non prendere manco un colpo spostandosi leggermente. Non fidatevi.

Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

“Bud Spencer trovava avversari rallentati dal regista, Terence Hill trovava avversari lavorati da Bud Spencer.”
Da VIOLENZA PERCEPITA – Editoriale di Nino Nonnis (Sa Cavana [la roncola] di Aristan)

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