VISIONI PRIVATE (DI TUTTO)


Editoriale del 26 agosto 2015

In Italia due terzi della popolazione non legge né un libro né un giornale.
Quasi un decimo è analfabeta. Qualche anno fa il linguista Tullio De Mauro dichiarò (citando vari studi) che soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea.
Se è vero che nel 1861, all’indomani dell’unificazione, l’Italia contava una media del 78% di analfabeti (con punte massime del 90% in Sardegna, Calabria e Sicilia), ad oggi le differenze con i dati di altre nazioni vicine e civilizzate è impietoso e ci vede tristemente soccombere.
Nonostante alcune iniziative encomiabili, parrebbe essere in atto da noi un’opera sistematica di distruzione della cultura scritta.
Paventare che dietro ci sia un solo demiurgo pare difficile.
Forse grazie anche al dilagante successo della TV share-dipendente (evidente circolo vizioso), crescono nei terreni fertili del sub-sviluppo eserciti di analfabeti, incapaci di comprendere il significato di una pagina, di afferrare concetti poco più che banali e di svolgere ragionamenti autonomi.
In sostanza siamo alla mercé di un mondo che non comprendiamo, né nei suoi concetti complessi (cambiamenti climatici, globalizzazione, economia, sostenibilità) né in quelli semplici, indispensabili all’uomo e al suo modo di vivere la socialità.
C’è una bella frase di Wittgenstein che sembra perfetta per ciò che sta accadendo: “i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo”.
Si tratta dei limiti a ciò che ognuno di noi può capire, pensare, esprimere.
Non superarli vuol dire perdere senza neanche partecipare.

Luca Cocco
Connessionauta di Aristan

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