VOGLIO ESSERE ESCLUSA


Editoriale dell'8 dicembre 2021

Il 30 novembre la Commissione europea alla Parità ha ritirato il documento chiamato “Union of Equality”, contenente le Linee Guida per la Comunicazione Inclusiva, un vademecum per la comunicazione dell’intera Commissione europea, pubblicato il giorno prima. Motivo della veloce retromarcia: il putiferio scatenato dall’invito a sostituire espressioni come “il Natale è stressante” con “le festività sono stressanti”. In attesa che l’annunciata revisione venga completata, il documento merita di essere commentato. Perché è stupefacente per l’assurdità dei contenuti, per la totale mancanza di senso del ridicolo degli estensori. Si parte con la sezione dedicata alle discriminazioni di genere: è da evitare l’uso di “default” dei pronomi maschili; se non si hanno notizie certe sul genere del soggetto di una frase meglio elencare tutti i pronomi o gli aggettivi possessivi disponibili, compresi i neutri (“the chair expressed his/her/its dissent” – “il presidente espresse il di lui, di lei, di esso, dissenso”). Il documento non chiarisce quando il presidente di una commissione possa o debba essere considerato neutro. Nella stessa sezione si trova il divieto di rafforzare pericolosi stereotipi di genere: i “ministri con le loro mogli” dovrà essere sostituito da “i ministri e i loro partner” (addio al mito delle first ladies!). Nella sezione dedicata agli LGBTIQ (Lesbiche, Gay, Bisessuali…) troviamo la sollecitazione a usare i titoli personali Mr o Ms (signore, signora) soltanto se si hanno informazioni sicure sull’orientamento sessuale della persona interessata. In mancanza di certezze le linee guida suggeriscono di evitare di basarsi sul sesso biologico e di optare per l’uso di Mx.
Nello spazio dedicato alla religione oltre alla censura della parola Natale troviamo anche la sollecitazione a evitare l’uso di nomi propri legati a un preciso contesto religioso: per i personaggi dei video informativi è meglio optare per Mike e Julio piuttosto che per John e Mary. Manco a dirlo nella sezione dedicata ai disabili il documento non ci fa mancare l’invito a sostituire l’espressione “i ciechi” con “persone cieche”, mentre “persone su sedia a rotelle” è assolutamente da evitare e sostituire con “persone che usano la sedia a rotelle” o anche “utilizzatori di sedia a rotelle”. Un documento grottesco, pericolosamente conformista che banalizza la complessità e la singolarità delle esistenze umane creando ridicole formulette ed etichette spesso offensive. Per quanto mi riguarda se fossi lesbica vorrei che davanti al mio nome venisse anteposto il titolo signora (Ms) e non un Mx che registrasse su un documento ufficiale il mio orientamento sessuale; se fossi sposata con un ministro vorrei essere definita la moglie e non la partner; voglio poter dire “Ramadan Mubarak” agli amici musulmani e fare e ricevere gli auguri di Buon Natale. E se fossi paraplegica mi sentirei violentemente presa per i fondelli se mi definissero “utilizzatrice di sedia a rotelle”. Quindi, se le Linee Guida per la Comunicazione Inclusiva verranno ripubblicate, si sappia fin d’ora, io voglio essere esclusa.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Se fossi paraplegica mi sentirei violentemente presa per i fondelli se mi definissero «utilizzatrice di sedia a rotelle»”
Da VOGLIO ESSERE ESCLUSA – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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