BACI E SALUTI


Editoriale del 11 agosto 2014

Per esempio: il ciccione qaedista che viene a prendermi al centro di Tripoli con una mercedes del ’76 e il cuore che batte forte quando senza conoscere nessuno il giorno dopo vado a trovare i suoi nemici alawiti, dall’altra parte della strada, e ho chiesto, voglio parlare con uno dei capi, sono un sahafi, un giornalista. O quando dopo l’esplosione a Beirut la sicurezza di Hizbullah mi ha messo faccia al muro con gli altri sospettati e si sparava intorno e alcuni pregavano e io pure, possa tornare in tempo in albergo per scrivere il pezzo, per favore, sono un fottuto occidentale coi diavoli al culo. O quando ho chiuso il reportage all’aeroporto Hariri perché la Montecarlo con le pezze al culo del Medio Oriente se ne stava floscia senza elettricità, tutta, e ho scritto sull’impiantito fra le gambe dei viaggiatori affrettati, i tacchi delle hostess sullo stomaco gli inciampi dei pupi sul cuore. O le gambe spappolate come frattaglie d’agnello nella pasqua dell’abbandono e degli immensi pianori, il miliziano in Afghanistan, il lamento del sopravvissuto e l’adrenalina dei soldati nel sudore, madri e mogli lontane nel Natale breve la neve e il buio totale e l’esplosione di stelle. O la vasta disperazione dei profughi siriani a Zaatari, in Giordania, dove l’uomo crolla e si rialza, crolla e si rialza, sempre. O l’odio di Hebron, Palestina, i sassi dell’intifada quotidiana e l’umiliazione delle donne e le speranze gentili dei giovani palestinesi tristi e l’arroganza insipiente dei giovani soldati israeliani, vittorie e sconfitte della storia tatuate negli occhi, e la mia rabbia e la morte nel petto e la vendetta e poi la distanza da trovare con le parole. Questo e molto altro, le sigarette e le sbronze quando il pezzo e le foto arrivano in redazione e la condivisione impossibile, lo spettacolo del mondo e la solitudine del racconto. Ecco, io questo non so mica come chiamarlo. Rock’n’roll. Forse rock’n’roll. Ecco, ricomincia venerdì. Lunedì vi scrivo da Beirut. Spaccone?! Vi farei fare un giro, che cazzo. Baci, e saluti.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Foto: piccolo miliziano nel quartiere sunnita di Tripoli, al-Tabbeneh.

COGLI L’ATTIMO

 

DA Full Metal Jacket – 1987 – diretto da Stanley Kubrick

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA