NON CI STO


Editoriale del 12 aprile 2016

Che tristezza l’editoriale di Giorgio Pisano “Sgarbatamente vostro”! E’ desolante leggere oggi i cascami di quel genere perbenista in voga vent’anni fa (ai tempi di “Sgarbi quotidiani”), che stigmatizzava la “volgarità, la forte carica di violenza, l’intolleranza assoluta” di un polemista formidabile, colto, intelligente e vitalissimo, accusato di esprimersi con il linguaggio energico e trasgressivo di una rockstar del pensiero. Già all’epoca era un tipico esempio di chi, quando il dito indica la luna, guarda il dito. Adesso è solo il penoso birignao di un editorialista che, pur non avendo assistito alla “dotta lezione”, prima muove il rimprovero bislacco di non aver distinto tra l’idiota di Dostoevskji e il cretino vero e proprio, poi tira fuori una dichiarazione (fra le tante che
ogni giorno Sgarbi rilascia qua e là) neppure pronunciata durante l’intervento ad Aristan, per riattaccare la solita solfa ipocrita del “personaggio vocato all’insulto, educato all’aggressione
verso chiunque si permetta autonomia intellettiva”.
E chissà che cosa c’entra l’autonomia intellettiva
con la scelta sciagurata di comprarsi un figlio.
E poi via su Feisbuc alla desolante tiritera su quanto è bravo quando parla di arte e perché, signora mia, si rovina con le parolacce, con la solita sfilza di banalità sanguinanti sul dito,
mentre la luna continua a brillare lassù.
Capisco quanto sia faticoso dover scrivere quasi ogni giorno una rubrica, con tanto di foto severa e accigliata, intitolata “Non ci sto”. Per me, poi, che tendo a starci quasi sempre, sarebbe molto più difficile che per Pisano. Ricordo che una volta il vescovo di non non so quale luogo d’Italia, scandalizzato per un’opera blasfema presente in una mostra della sua città, chiese proprio a Sgarbi quali provvedimenti
prendere perché, anche lui, non ci stava.
L’astuto Vittorio gli consigliò di far finta di nulla e così la trasgressione fallì nel silenzio generale. Cito questo esipodio (come diceva Totò) perché non scrivo per difendere Sgarbi, che si sa difendere benissimo da solo, ma per avvertire Pisano che, “a pensarci bene”, chi alimenta il mito dello Sgarbi furioso non è “chi continua ad ascoltarlo”, ma chi, come lui, continua a gridare allo scandalo ogni volta che Vittorio gli fa bubusette nelle orecchie.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

(da NON CI STO editoriale di Fabio Canessa)
da Signor giudice una canzone di Roberto Vecchioni

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