EAST COKER


Editoriale del 16 novembre 2105

Finalmente sono riuscito a rattoppare il mio lettore mp3. Un meraviglioso mattone giurassico comprato a Londra diversi anni fa, corroso dall’incuria e da una specie di luddismo inconscio che mi fa scassare tutte le cose. Comunque, l’ho messo a posto e ritrovato tutti i pezzi ascoltati durante la furiosa giovinezza britannica. Non che mi scotennassi fra sesso droga e rock’n’roll. Facevo il cameriere e sgobbavo come una di quelle termiti postmoderne di tutte le megalopoli del globo. Ecco, mentre frugavo fra i pezzi e mi accendevo in sinestesie qui e là, Muddy Waters e il London Bridge, Barber e Hyde Park, De Andrè e quella sbornia là, Chet Baker e il giardino di casa quando il cielo in luglio è uno scherzo impronunciabile di rosa e azzurro e grigio eccetera, insomma, chi ti trovo? T.S Eliot. Come no, il poeta. Avevo comprato i CD e i testi e li avevo passati sul coso, sul lettore. Volevo imparare l’inglese ma lavoravo con pakistani, brasiliani e siciliani e quindi dovevo arrangiarmi. L’ho imparato alla fine. E allora molti anni dopo eccomi qua che mi sparo “East Coker”, il primo dei “Quattro Quartetti”. Lo legge proprio lui, con l’accento british venato dalle origini yankee. Una dozzina di minuti a cavallo di uno dei capolavori più alti della letteratura di tutti i tempi. East Coker è un paesello inglese, ma Eliot ci costruisce l’universo: “La fine è il mio inizio”. Ve la voglio mica spiegare. È come trecento volumi di filosofia dentro duecento divine commedie. Ma in dieci minuto o poco di più. E voglio mica spararvi un pippone sull’essere o i labirinti della pische. Da queste minchiate siamo assediati. Parlo di me perché è l’unica cosa che conosco un po’. Come fanno gli altri a concionare lo sa nemmeno dio. Volevo solo dirvi che la distanza del tempo mi ha fatto capire quanto “East Coker” mi abbia rovistato dentro e mi abbia determinato. È in tutte le cose che ho fatto e come le ho fatte negli ultimi anni. La parole costruiscono l’universo. Le parole dei maestri, non dei camerieri o dei reporter. O peggio degli scolaretti.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

COGLI L’ATTIMO

 

da The Four Quartets di T.S. Eliot l’inizio di East Coker

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