I GIOVANI NON ESISTONO


Editoriale del 6 giugno 2017

Tutti si danno un gran daffare per capire chi siano e che cosa vogliano i giovani d’oggi. Non per spirito filantropico, ma per accattivarsene la simpatia. Le strategie dei pubblicitari cercano di entrare in sintonia con il loro mondo frammentato e sfuggente, i partiti politici si industriano per inteccettarne il voto, i comuni rispolverano la logora formula del Centro Giovani per nutrirne il consenso, gli over trenta tentano pateticamente di intuirne le tendenze per far finta di essere rimasti al passo coi tempi e di condividerne i gusti. La verità la conoscono solo loro: i giovani stessi. E non la rivelano per pudore, smarrimento o convenienza. La verità è che i giovani non esistono. Cioè, esistono naturalmente dal punto di vista anagrafico (come in tutte le epoche, ci sono quelli che oggi hanno diciotto o vent’anni) ma non come categoria sociale monolitica, in grado di costituire una lobby ghiotta per le mire degli adulti. Chi è giovane oggi sa che non c’è un collante generazionale che lo unisce a coloro che hanno la sua stessa età. Mai come adesso l’adolescenza è apparsa così multiforme e diversificata. Da quanti anni non si impone una moda, una rockstar, un gusto nel vestire o nell’amare, nel divertirsi o nel pensare che metta d’accordo la maggioranza dei ragazzi e, come il pifferaio di una celebre fiaba tedesca, sia in grado di guidarne il percorso? Chi entrasse in un’aula scolastica e interrogasse gli studenti sulle loro preferenze musicali, cinematografiche o televisive, si troverebbe di fronte a risposte così eterogenee e contraddittorie da rendergli difficile tracciare l’identikit, per quanto vago, di una generazione. Lontani sono il Sessantotto e gli anni Settanta, nei quali si poteva con sicurezza disegnare una mappa dell’identità giovanile e orientarsi con una certa disinvoltura nei gusti e nella sensibilità nei quali si identificavano i figli dell’epoca. Se si dovesse segnalare un minimo comune denominatore della galassia giovanile, lo si potrebbe trovare facilmente negli strumenti che usano, ma non nei contenuti che li caratterizzano: hanno tutti estrema familiarità con il cellulare e gli sms, la playstation e i social network, twitter e what’s app, ma poi ognuno sfrutta questi mezzi comuni per fini singoli. La musica non li unisce, perché ciascuno segue percorsi differenziati, e spesso sorprendenti, attingendo al passato o al successo del momento (di durata, ahimè, sempre più effimera). La lettura non avvince i più e collega i meno con persone di età diversa. La televisione non li omologa, perché l’offerta dei canali, Rai e Mediaset, Sky e Netflix, li distribuisce su binari paralleli attraverso palinsesti personalizzati. Se tutto questo sia un bene (meno omologazione e più possibilità di scelta) o un male (dispersione e perdita dell’identità) ce lo rivelerà il futuro. L’intelligenza e lo spirito critico non diminuiscono col tempo e chi è vispo troverà sempre il modo di sfruttare le possibilità che gli offre il periodo storico destinatogli in sorte. Il problema è di chi vorrebbe intrupparsi nel mezzo, spiarne le linee guida e confezionare per il mercato un prodotto da vendere. Insomma, i giovani non esistono più, non solo come categoria di consumatori. La società liquida li ha sciolti tra i gas bambini, gli acidi di mezza età e le ceneri senili.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)

Tutti si danno un gran daffare per capire chi siano e che cosa vogliano i giovani d’oggi. (da I GIOVANI NON ESISTONO, editoriale di Fabio Canessa)

L’esercito del surf (1964 di Mogol-Pataccini) cantata da Statuto e Ambra Angiolini

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